Inaugurazione nuovo impianto Bi-Du

30 maggio 2010 Beppesan Nessun commento

Dopo circa un anno di lavoro, Beppe e soci hanno finalmente potuto inaugurare il nuovo impianto di produzione.Inaugurazione nuovo impianto BiDu 031

Abbandonato quindi lo storico impianto da 200 litri che fu il primo del Birrifici Italiano, si passa ora a uno da 1200 litri a cotta: un po’ meno bello da vedere (l’impianto in rame ha sempre il suo fascino), ma sicuramente più comodo e tecnologicamente più avanzato.

Che dire… entrare nel nuovo capannone da 600 mq e vedere il tutto è spettacolare. Andiamo in ordine visivo e di produzione: magazzino materie prime con mulino annesso, “pentoloni” ultratecnologici per facilitare il lavoro del birraio ma che permette anche un maggior controllo su tutte le fasi della cotta, sala fermentazione con i suoi bei tini troncoconici, maturatori di diverse dimensioni, imbottigliatrice e infustatrice (si dice così?), cella “calda” per le rifermentazione in bottiglia, cella fredda per la conservazione, banco spina (che non guasta mai).

Inaugurazione nuovo impianto BiDu 006Come dicevo l’impianto è moderno, studiato bene e con grande uso della tecnologia. Ci sono sensori praticamente ovunque che controllano tutte le fasi produttive. Per esempio se ci dovesse essere un temporale, non è necessario che il mastro stia li a controllare che non salti la corrente: se succede qualcosa il sistema di controllo invia mail e sms a tutti in modo che qualcuno possa intervenire velocemente. Ma questo è solo un esempio… si possono controllare e regolare le temperature di tutti i tini (maturazione e fermentazione) da un pannello di controllo, indicando anche di quanti gradi scendere o salire e in quanto tempo. Controlli di questo tipo credo che oltre che facilitare la vita del birraio possano anche aiutare a migliorare ulteriormente la qualità del prodotto finale (riducendo eventuali errori umani e comunque lavorando in modo più preciso).

Attualmente l’impianto permette di fare 3 cotte a settimana, in pratica “l’imbuto” sta nei tini di fermentazione e maturazione che al momento non possono contenere altra birra. Ma lo spazio non manca e quindi in futuro credo che saranno previsti altri investimenti per permettere la produzione di altre cotte (un passo alla volta: già così credo che l’investimento non sia stato proprio così banale… tutt’altro).

La festa è stata piacevole: iniziata alla 10 (io sono arrivato verso le 11) l’afflusso di gente è stato praticamente continuo. Beppe offriva birra a tutti e c’erano formaggi, salumi, salatini e altro ancora da mangiare (altrimenti è dura andare avanti bevendo solamente dalle 10 del mettino!!).
Le birre alla spina erano le due storiche del Bi-Du: rodersch e Altigianale, più la junior e la saltinmalto (chiamata amichevolmente “sale”).
Tutte a posto; solo la rodersch me la ricordavo più limpida (un fattore puramente estetico dunque, che a me non cambia la vita… ma magari un locale che deve proporla ai propri clienti potrebbe stortare un po’ il naso), ma probabilmente  sarebbe bastato qualche giorno in più di maturazione, oppure una microfiltratura.Inaugurazione nuovo impianto BiDu 042

Piccola nota a margine: belli i disegni delle nuove etichette, che sono stati disegnati da un artista-pittore conosciuto da Beppe a Rimini: veramente simpatiche!

Ringrazio Beppe e soci per l’accoglienza e la disponibilità e gli auguro tante belle cose con il nuovo impianto!

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Pils Pride 2010

29 maggio 2010 Beppesan Nessun commento

pils pride 028Con il mio solito ritardo…. ecco il report del pils pride 2010 che si è tenuto l’8 e il 9 maggio presso il Birrificio Italiano di Lurago Marinone.

Un po’ di storia: questa è stata la quarta edizione della manifestazione che vede le Pils come assolute e uniche protagoniste. Il pils pride (orgoglio pils) è nato dalla mente di Agostino Arioli, birraio del Birrifio Italiano (che ospita la manifestazione). Tutte pils alla spina dunque, italiane e straniere, da assaggiare e riassaggiare, paragonare fra loro, degustare in tutta tranquillità.

Quest’anno c’erano:

- Extra Hop, Birrificio Italianopils pride 005
- Grigna, Birrificio Lariano
- Jever Pils
- Radeberger Pils
- Levante, Statale Nove
- Magutt, Birrificio Lambrate
- Omnia, Babb
- P.I.L.S., Pausa Caffè
- Shoenramer Keller Pils
- Sausa Pils, Vecchio Birraio
- Tipopils, Birrificio Italiano
- Via Emilia, Birrificio del Ducato
- Zwickel Pils, Beck Bräu

Come sempre c’era anche della buona musica live per accompagnare le bevute: al sabato musica folk e la domenica jazz.

Ma veniamo alle birre.

GRIGNA: buona, ben luppolata e bilanciata, una di quelle che mi son piaciute di più assieme alle padrone di casa.

LEVANTE: Buona ma non l’ho trovata particolarmente caratterizzata.

VIE EMILIA: come sempre la luppolatura di questa birra è molto abbondante.

REDEMBERGER: Talmente limpida che ha dato l’impressione ( e probabilmente lo è effettivamente) di essere filtrata. Si tratta di una pils più tradizionale, in stile tedesco, quindi differente da quelle a cui siamo abituati in italia, quindi non credo ci sia dry hopping. Diciamo che si avvicina di più a una produzione “industriale” che a una artigianale.

P.I.L.S.: E’ una birra che ha fatto molto discutere. Già visivamente si capisce che c’è qualcosa di diverso.. anzichè essere bionda ha delle sfumature rossicce. Non conoscevo la birra, quindi chiacchierando ho cercato di carpire qualcosa in più. E’ una birra maturata in botte, che potrebbe assomigliare più a una pils di inizio 1900 che ad una dei giorni nostri.

OMNIA: Altra ottima (ri)scoperta, da berne a secchiate.

TIPOPILS: che dire… è la birra di cui mi sono innamorato anni e anni fa… e continua a piacermi e a non stancarmi mai!

SAUSA PILS: in questa birra si sente maggirmente il malto rispetto alle altre che ho assaggiato, ma comunque il luppolo, soprattutto quello da amaro, si sente.

MAGUTT: la pils del Lambrate, molto carica di amaro, ma un po’ più “dolce” e corposa rispetto alle altre pils presenti.

DEGUSTAZIONE:
Durante la giornata di domenica c’è stata la confernza-degustazione tenuta da Giovanni Campari (mastro birraio del Birrificio Del Ducato, che ha fatto scuola in quel di Lurago qualche annetto fa) . Dopo l’introduzione sulle caratteristiche e la storia di questo stile birraio, abbiamo assaggiato 3 birre scelte da Giovanni per esporre tre diverse interpretazioni dello stile:

- Una “German Pils”, che rispetto alle sorelle boeme sono più chiare, più secche e con più luppolo, con un malto meno caratterizzante. Sia le German Pils, che le pils boeme sono filtrate, mentre le Keller non lo sono. Fatta questa premessa, assaggiamo la Jever, che viene prodotta nel nord della Germania (e teoricamente non dovrebbe essere pastorizzata); è una birra dal colore molto pulito, chiaro e brillante, molto limpida (dovuta alla filtratura). Ben maltata con un luppolo ben distinto, erbaceo. In bocca è bilanciata, molto amara e persistente ma non astringente. E’ molto secca, indice che gli zuccheri presenti nel mosto sono stati tutti attenuati.

pils pride 026- il secondo assaggio inizialmente alla cieca l’ho quasi azzeccato: ho capito che si trattava di una birra del Birrificio Italiano, ma ho scambiato la extrahop per la Tipopils… dovrò tornare più spesso al birri per assaggiarle meglio!! La extrahop è una birra chiara, abbastanza limpida, con una bella schiuma candida. E’ decisamente più luppolata della precedente (direi che in generale è una delle più luppolate in italia) e il malto va quasi in secondo piano. Il corpo è esile e il gusto è molto persistente.
Durante questo assaggio abbiamo potuto ascoltare i birrai (agostino e maurizio del birri, giovanni del ducato) che discutevano su come effettivamente viene prodotta questa birra. Abbiamo quindi scoperto che viene leggermente filtrata. E’ l’unica birra del B.I. in cui vengono utilizzati i fiori freschi del luppolo e non i pellets per l’ultima aggiunta (mentre in fase di bollitura utilizzano i pellets. In realtà per questa cotta sono stati usati i pellets in quanto i fiorni vengono usati solamente nella prima produzione che avviene appena dopo il raccolto del luppolo). I fiori vengono utilizzati anche nel dry hopping, caratteristica delle pils italiane, che conferisce anche l’astringenza alla birra, oltre che l’erbaceo e il resinoso. Per la extra hop il luppolo viene aggiunto anche in maturazione (pratica che a noi home brewer risulta un po’ difficoltosa purtroppo..). Questa birra fermenta per 10/12 giorni a 8°C, poi passa almeno 5 settimane di lagering in serbatorio. Viene leggermente filtrata per evitare la presenza di lievito che rischierebbe di rovinare un po’ il sapore. da qualche tempo viene prodotta per infusione, mentre prima era per decozione (questa tecnica ora viene usata solo per la Flourette).

- come era immaginabile, il terzo assaggio è stato la P.I.L.S., acronimo di Pils In Legno di Slavonia. Come accennato sopra, questa birra viene fatta maturare in botti in legno di slavonia; ha un colore tendente al rossiccio ambrato. Al naso si sente il caramello, un po’ di ossidazione del malto e un sentore leggermente marsalato; il luppolo passa in secondo piano e non si sente particolarmente. In bocca è secca e amara, si sente ancora il caramello ed è decisamente diversa da tutte le altre birre assaggiate.

Sintesi della manifestazione:
pils pride 008per me che sono un amante delle Pils è sicuramente un evento imperdibile, giunto ormai alla sua quarta edizione, aspetto impaziente la quinta! La Grigna è la birra che mi ha sorpreso di più: non la conoscevo e devo ammettere che mi è piaciuta veramente molto. Tra italiane e tedesche preferisco di gran lunga le italiane… ma son gusti personali.
Attendiamo fiduciosi il quinto appuntamento del Pils Pride, e magari parteciperò (se ci sarà ancora) alla degustazione alla cieca con conseguente tentativo di azzeccare tutte le birre bevute!

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HOMEBREWERS OPEN DAY

30 marzo 2010 Beppesan Nessun commento

FACCIAMO LA BIRRA TUTTI INSIEME!!
Homebrewers Open Day 003Ieri, domenica 28 marzo 2010, presso il Birrificio Rurale si è tenuta questa manifestazione dove gli homebrewers hanno avuto la possibilità di fare una cotta tutti assieme (con i propri fornelloni, pentoloni, ecc.), alla presenza di veri birrai (ovvero i mastri del Birrifio Rurale).
Come da programma della giornata, alle Ore 8.30 eravamo li, abbiamo scaricato tutte le attrezzature e poi ci siamo dati da fare.

Prima mossa: andaimo a macinare i grani con il macinino del birrificio. Mai macinatura fu così veloce: 9kg di malto in meno di un minuto (ce la siamo presa comoda).
Già qui il primo suggerimento da parte di Lorenzo (mastro del Birrificio Rurale): mi ha consigliato la dimensione della macinatura e questo mi ha favorito nella fase di sparging. Per la prima volta non mi si è intasato il bazooka e il tutto è stato molto più veloce e comodo.

Nel frattempo avevamo già fatto scaldare i pentoloni, quindi una volta sfruttato il montacarichi per portare giù i grani macinati, abbiamo potuto dare il via all’ammostamento.

Per me è filato tutto liscio come l’olio, tranne qualche problema con il mantenimanto della temperatura (devo decidermi a cambiare termometro).

Homebrewers Open Day 116Ognuno era concentrato sul proprio pentolone, ma quattro chiacchiere con i vicini di cotta si sono scambiate volentieri, apprendendo così varie tecniche, trucchetti, ricette, ecc… Questa in fin dei conti è stata la cosa più interessante della giornata.
Per esempio ho scoperto che se con una schiumarola tiri via la “panna” che si forma sopra al mosto prima della bollitura finale, questa non cercherà di uscire dal pentolone sporcando tutto e spegnendoti il fornellone; ho scoperto che un buon metodo per sterilizzare istantaneamente è una soluzione di acqua e alcol (un po’ costoso… ma un giretto a Livigno potrebbe abbassare la spesa); ho scoperto che in assenza del tubo cristal si può passare il mosto in un contenitore (un bicchiere o qualcosa di simile, magari con una capienza di qualche litro) per non farlo spashare in fase di sparging.

Poi altre piccole cose, paricolari, attrezzature, ecc… insomma… è un po’ come fare un esperimento a scuola dove puoi sbirciare i compagni più bravi di te, e aiutare quelli meno capaci o meno esperti.
Credo di aver imparato più cose in una cotta come questa, piuttosto che con tutte quelle che ho fatto in solitaria.

Ma continuiamo con la narrazione.
Finita lo bollitura con le varie aggiunte di luppolo, siam passati al raffreddamento del mosto. Io purtroppo ho dimenticato (fra le altre cose) la serpentina a casa. Mi è stata gentilmente prestata da un vicono di cotta, ma comunque l’organizzazione dei ragazzi del birrificio Rurale è stata ottima da questo punto di vista: c’era acqua per tutti, una serpentina per tutti, spazio per tutti e, soprattutto, una mano e un buon cosiglio per chiunue ne avesse avuto bisogno.

Un po’ (molto) meno efficiente l’organizzazione dal punto di vista “cassa/grigliata”: code lunghissime e, diciamola tutta, anche la carne non è che fosse delle migliori.
Personalmente non ho patito molto questo inconveniente in quanto ero intento nella cotta; ma i miei amici che erano venuti più per la grigliata che per la cotta, han dovuto fare un’oretta di coda per mangiare… nonostante avessimo prenotato anche per il pranzo. Lamentele per questo aspetto della giorna comunque le ho sentite un po’ da tutte le parti ma, personalmente, non mi ha rovinato la giornata.

Homebrewers Open Day 108Raffreddato il mosto si è messo tutto nel fermentatore è poi via con l’aggiunta del lievito (avevo preparato circa 2 litri di starter con un Londo Ale 1028 bello fresco).

La parte più pallosa è stata pulire il tutto. Ho optato per una pulitura grossolana e ho caricato tutto in auto… ho finito di pulire tutto a casa con calma.

Ma la giornata non è finita li.
Siamo andati a prendere le birre che avevo portato per gli assaggi ed è partita una degustazione guidata da Schigi. La mia Weiss extra luppolata è stata la prima ad essere aperta.
Stroncata da Schigi (sapevo che aveva un paio di difetti, soprattutto un corpo debole e una leggera astringenza), ho sentito anche i commenti di Silvio (altri mastro del birrificio) un po’ meno “cattivi”, e poi sono andato a bere coi miei amici una sorella della bottiglia degustata (loro si che mi han dato soddisfazioni!! ce la siamo bevuta tutta con gusto!!).
Scherzi a parte, anche questa fase della giornata è stata molto produttiva: delle critiche costruttive, accompagnate anche a delle ipotesi sulle cause di questi difetti, sono sempre ben accette in quanto permettono di individuare eventiuali errori in fase produttuva e quindi poter cercare di correggerli.

Homebrewers Open Day 176Durante la cotta, il pranzo, le pulizie e tutto il resto del tempo, abbiamo bevuto ovviamente le produzioni del Birrificio Rurale, tutte in gran forma, compresa la Milady a pompa. Purtroppo a fine serata non ho potuto gustarmi la Terzo Miglio a pompa (ma me ne ero già bevute due “classiche”) in quanto dovevo guidare per tornare a casa.

Ah, quasi dimenticavo!!!
Verso le 11, BBTex ha tenuto una presentazione su “I misteri della fermentazione”: una serie di slide descritte e spiegate da Davide, sulla fermentazione in generale. Non è stata una cosa molto tecnica, anche perchè il pubblico non era propriamente preparato: c’erano tanti curiosi che passeggiavano fra i vari pentoloni e si son fermati ad ascoltare le spegazioni di Tex. (magari se Tex mi passerà le slide farò un riassunto e o pubblicherò su queste pagine).

Per me è stata una gran bella esperienza, da ripetere assolutamente (se non la riorganizzano loro lo faccio io!!).

E per finire, ecco il gorgogliatore che gorgoglia felice (chiedo scusa per la ripresa sbilenca!)

Una Birra per L’Abruzzo

13 marzo 2010 Beppesan Nessun commento

Tutti ricordiamo con dolore il sisma che il 6 aprile colpì l’Abruzzo.
In molti si sono organizzati per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni colpite dal terremoto.
Uno di questi è stato il Piccolo Birrificio:

Ciao,

come penso a tutti voi sia successo oggi, mi sono ritrovato in auto di rientro in birrificio a chiedermi come avrei potuto aiutare le vittime del terremoto. Purtroppo il lavoro non mi permette di recarmi in Abruzzo e non ho nemmeno grandi disponibilità di danaro.

Ciò che ho è la birra. In particolare ho una cotta di una nuova birra che avrei imbottigliato la prossima settimana. Ho pensato che potevamo insieme fare qualcosa.

L’idea è di vendere l’intera cotta, etichettata per l’occasione in modo che sia riconoscibile, e che l’intero ricavato, al netto delle sole spese di spedizione (perché il corriere non ha accettato di contribuire) venga devoluto alla CRI destinato all’Abruzzo.

In pratica la birra viene venduta in confezioni da 24 bottiglie da 33cc al prezzo di 50€ a cartone. Per ogni cartone venduto il corriere ci chiede una tombola (20€) e solo la differenza (ad oggi 30€) andrebbe alla CRI. Domani proviamo con Poste Italiane per vedere se riusciamo ad ottenere costi più bassi e di conseguenza aumentare il contributo alla CRI. In ogni caso anche se non otteniamo un miglior prezzo l’operazione viene fatta.

Dovremmo riuscire ad ottenere tra 80 e 100 cartoni ( lo sapremo dopo aver imbottigliato gli 800 litri della cotta) che dovrebbero portare un contributo compreso tra 2400€ e 3000€ almeno (se riusciamo a contenere i costi di trasporto anche qualcosa in più).

Comunque la cosa funzionerebbe così:

  • Chi vuole contribuire può fare una richiesta a mezzo mail ad abruzzo@piccolobirrificio.com
  • Mandiamo a chi lo chiede, il numero di ccp sul quale fare il versamento (ancora non lo abbiamo potuto aprire ma dovremmo averlo per domani)
  • Alla fine della prossima settimana cominciamo a spedire le confezioni.
  • Per ogni acquisto noi facciamo un versamento sul ccp n° 300004 intestato a CRI via Toscana 12 Roma pro terremoto Abruzzo della cifra al netto dei costi di trasporto a nome dell’acquirente.
  • MOBI ci ha dato ospitalità e pubblicheremo la lista completa degli acquirenti , i dati relativi ai versamenti fatti e la fattura relativa ai costi di trasporto sostenuti.
  • Noi non tratterremo nulla.

Pensiamo che per una volta il perché beviamo una birra sia meno importante del per chi lo facciamo.

L’iniziativa è stata appoggiata e sostenuta da diversi sito/forum/blog a tema brassicolo. Si è cercato di creare dei gruppi di acquisto per limitare le spese di trasporto e quindi aumentare il ricavato da devolvere alla Croce Rossa Italiana.

Nel mio piccolo ho voluto contribuire acquistandone una cassa, unendo quindi l’utile al dilettevole.

La birra è arrivata qualche giorno fa e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso: non conoscevo bene il birrificio in questione, avevo solo effettuato qualche assaggio nelle varie fiere e manifestazioni.
La birra in questione è una “BRUIAR” una birra chiara di frumento e segale di 13° plato con l’aggiunta di spezie in bollitura (coriandolo e arancio dolce) ed in fase di imbottigliamento con un liqueur de dosage. [IBU: 35 - alc. Vol. 5,8% - rifermentata con un lievito da prosecco fino a 3 vol.]
Al primo assaggio l’h0 trovata strana, ma non in senso negativo, meglio dire originale forse. Negli assaggi successivi ho imparato ad apprezzarla e a conoscerla sempre di più, svuotando mezza cassa nel giro di una settimana.

Complimenti quindi allo staff del Piccolo Birrificio Apricale sia per la lodevole iniziativa benefica, sia per la qualità del prodotto realizzato. Nota di merito anche per l’organizzazione e la gestione delle ordinazioni: ci sono stati dei ritardi nei preparativi e nella spedizione, ma alla fine è arrivato tutto a tutti.

IBF 2010 – Milano

7 marzo 2010 Beppesan Nessun commento

Eccoci giunti al quinti appuntamento con questa manifestazione organizzata dall’associazione ADB.

Questo l’elenco degli espositori presenti:

1989 – Italia
Amiata – Italia
Bacherotti – Italia
Bauscia – Italia
Bi-Du – Italia
Birrone – Italia
BOA – Italia
Croce di Malto – Italia
del Ducato – Italia
Freccia – Italia
Geco – Italia
Henquet – Italia
L’Inconsueto – Italia
L’Orso Verde – Italia
Lariano – Italia
Les 3 Fourquets – Belgio
Menaresta – Italia
Rurale – Italia
San Paolo – Italia
Schäffler Bräu – Germania
Sguaraunda – Italia
Toccalmatto – Italia
Valcavallina – Italia

IBF 2010 002Abbiamo deciso di recarci all’IBF nel primo pomeriggio in modo da riuscire a girare la manifestazione con tranquillità prima dell’arrivo della massa serale. La scelta è stata ottima in quanto abbiamo fatto in tempo a girare un po’ fra gli stand dei birrifici e a parlare con qualche birraio oltre che con gli altri appassionati.
Questa manifestazione ormai è diventata per me un’occasione per incontrare facce conosciute come Inoki & Co. della Carboneria Reggiana, il buon Panzer, Corrado, ecc..

Prima di buttarci sulle birre sconosciute, abbiamo deciso di fare qualche assaggio di “riscaldamento” andando sul sicuro. Ci siamo recati quindi allo stand del Birrificio Rurale dove abbiamo potuto assaggiare tutte e tre le loro produzioni: Seta, Terzo Miglio (fresca vincitrice del primo premio al concorso Birra Dell’Anno 2010) e la Milady. Birre in gran forma!

Siamo passati poi a una nostra vecchia conoscenza: il Birrificio Orso Verde, con le ultra conosciute e apprezzate (almeno da me) Backdoor Bitter e la Rebelde. Una bella (ri)scoperta è stata la sua EdenBlanche: era una vita che non la bevevo e ne sono rimasto piacevolmente colpito. L’ho trovata molto migliorata rispetto all’ultimo assaggio (che risale a qualche annettò fa).

Passiamo quindi alle birre che non avevamo ancora assaggiato. Su consiglio dei ragazzi della Carboneria Reggiana proviamo quelle del Birrone, in paricolare la Cibus, la birra dei frati. Il Birraio infatti ci ha raccontato la storia di quella tipologia di birra, che veniva prodotta dai frati per aaffrontare il periodo della quaresima, nel quale erano costretti a digiunare. Questa birra di frumento era molto sostanziosa e alcolica (7.5%Alc.), la consumavano come se fosse un pasto bello sostanzioso, e poi tutti a nanna a smaltire la sbornia :-)

Passando davanti allo stand del Bi-Du non riusciamo a resistere ad un assaggio Di ArtigianAle, sempre buona (peccato non riuscire a berla così spasso come prima…)

Andiamo in un altro birrificio che non conoscevamo: ‘na Birretta.
- Chiara: leggera puzzetta solfurea… la lasciamo scaldare un po’, la puzzetta se ne va e lascia spazio all’assaggio di una birra tutto sommato buona.
- Raaf: quaesta birra affumicata non mi ha lasciato molto soddisfatto… ma è questione di gusti dato che altri l’hanno apprezzata.

Birrificio Amiata. Son sicuro di aver già assaggiato qualcosa di questo produttore, ma non ricordandomi nulla ho optato per qualche assaggio:
- Contessa: una IPA chiara, molto luppolata e beverina… una di quelle che mi son piaciute di più in questa manifestazione
- Drago della Selva: scottish ale leggermente affumicata, non l’ho trovata particolarmente entusiasmante (molto meglio la sorella IPA!)

Birrificio Henquet: l’unico in cui (saggiamente) ti danno l’opportunità di assaggiare le loro produzioni prima di fartele “pagare”. In questo stand ho assaggiato la Träpunä, una Maibock molto buona che mi ha lasciato soddisfatto della scelta.

Andiamo a fare tappa da altre vecchie conoscenze, cercando di assaggiare però qualche produzione nuova e ancora sconosciuta.
Birrificio del Ducato:
- Bink -> è quella che mi è piaciuta di più delle 4 assaggiate.
- Via Emilia -> non ha bisogno di presentazioni, è una vecchia conoscenza per tutti coloro ai quali piaccione le pils ben luppolate
- Bia -> IPA beverina e non eccessivamente luppolata
- Sally Brown -> E’ una via di mezzo fra una porter e una stout

Toccalmatto:
- Qui ho potuto assaggiare un’altra delle birre a mio avviso più buone presenti in fiera: la Skizoid. Una birra che rispecchia esattamente i miei gusti, una APA agrumata e resinosa dalla luppolatura estremamente abbondante (molto probabilmente luppoli americani).

La sera ormai è arrivata e quindi è giusta quasi l’ora di tornare a casa. Allora decidiamo di rifare un saltino allo stand del Birrificio Rurale dove assaggiamo un’altra Seta (differente da quella assaggiata nel primo pomeriggio): in questa il coriandolo si sente molto di più e quasi sovrasta ogni altro sapore (ho preferito la prima assaggiata, ma potrebbe essere semplicemente una questione di tempi di maturazione differenti).

Chiudiamo con l’unica birra non italiana assaggiata: la o’hara, importata dal gestore del locale Bei Ben (uno dei nostri spacciatori di birra preferito). Anche questa birra non ha bisogno di presentazioni: una delle migliori stout attualmente prodotte.

Fieri delle nostre bevute (o degustazioni che dir si voglia) ci accingiamo a tornare a casa: salutiamo tutti gli amici incontrati fra un bicchiere e l’altro e via verso casa.

Considerazioni generali: a mio avviso la fiera a perso molto nel corso degli anni; gli espositori sono molto diminuiti e quindi anche la possibilità di scelta è diventata “limitata”. Tutto sommato però è aumentata la qualità: di birre nel lavandino ne ho viste finire ben pooche (personalmente non ne ho buttata nessuna), il chè è segno di una maggiore qualità generale.
Nota dolente son sempre i punti lavaggio. Quest’anno niente scovolini, ma solo un lavandino in acciaio nel quale serviva una laurea in ingegneria e tanta pazienza per cercare di capire come diavolo fare a far scendere una quantità di acqua decente per poter sciacquare i bicchieri. L’alternmativa era andare in bagno e sciacquarli nel lavandino.

OT: i Ciccioli.
I ciccioli sono un prodotto alimentare ottenuto dalla lavorazione del grasso presente nel tessuto adiposo interno del maiale nella preparazione dello strutto. I ciccioli sono un alimento ipercalorico che, nella tradizione contadina, rappresentava un ottimo pasto, in unione alla polenta. Ora si utilizzano soprattutto per accompagnare aperitivi ed antipasti. Sbriciolati rendono più gustose focacce, pane e polenta.
Un ernome GRAZIE ai ragazzi della Carboneria Reggiana per l’ottima cucina a base di Porco!! Complimenti!

Partial Mash

25 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

partial mashIl partial mash è una tecnica di birrificazione che si colloca a metà strada fra la produzione da estratto, e la produzione all-grain, a mio avviso è un buon metodo per passare gradualmente all’all-grain, che permette di prendere un minimo di confidenza con le varie fasi della cotta, senza però essere troppo impegnativo e senza richiedere grandi attrezzature.

Chi fa birra con il metodo E+G (estratto più grani), generalmente utilizza grani speciali che però non richiedono la fase di mash.  Esistono però molte tipologie di malto che necessitano di questa fase per poter estrarre tutte le sostanze di cui abbiamo bisogno per produrre la birra.

Di cosa abbiamo bisogno:
Come detto poco fa, questa tecnica non richiede molta attrezzatura in più di quella che si usa per la produzione da estratto non luppolato:

  • la nostra bella pentola
  • un grain bag per contenere i grani e separarli agevolmente dal mosto
  • il fermentatore

Come di produce con il Partial Mash:
A differenza del metodo all-grain, solo una parte dei grani necessita del mash dato che la maggior parte del mosto viene creato con l’estratto di malto non luppolato. In pratica viene fatto il mash solo si una parte del malto base e dei grani speciali che lo necessitano; terminato il (partial) mash e separati i grani esausti dal mosto, si aggiunge l’estratto, si porta il tutto a ebollizione e si procede come sempre con l’aggiunta del luppolo e il travaso nel fermentatore a bollitura terminata.

Creazione della Ricetta:
Una ricetta per  un partial mash deve contenere un minimo di malto base (es. il pale) e i grani speciali, oltre naturalmente agli altri ingredienti come il luppolo, l’acqua, eventuali spezie e il lievito.

Il processo di mash:
Il processo di mash converte le lunghe e complesse molecole di zucchero in molecole più corte e semplici, in modo tale che il lievito le possa “digerire” .  Il mash generalmente dura 30/60 minuti e consiste nel mantenere il mosto a temperatura costante (intorno ai 68°C).

Per mantenere la temperatura generalmente si usano 2 metodi:

  • mantenere il pentolone con il mosto sul fornello accendendo e spegnendo la fiamma in modo da mantenere la temperatura costante
  • il cosidetto “metodo a infusione“, consiste nel riscaldate una determinata quantità di acqua e aggiungerla al mosto per arrivare alla temperatura desiderata. Il mosto deve essere in un contenitore termoisolato per garantire il mantenimento della temperatura per tutto il tempo necessario.

Commettere un errore in questa fase, anche di pochi gradi, potrebbe portare allo stop del processo di mash e, quindi, a una conversione incompleta.

Per verificare che il processo è terminato è possibile utilizzare il classico test dello iodio: se aggiungendo qualche goccia di iodio a un po’ di mosto (sono sufficienti poche gocce)  la soluzione rimane “trasparente” il processo è terminato, viceversa se diventa scura (violacea) il mosto ha bisogno ancora di un po’ di tempo per essere pronto.

A questo punto è possibile separare i grani esausti dal mosto vero e proprio. Se si sono inseriti i grani nell’apposita grain bag il processo è molto semplice; altrimenti si possono usare altre attrezzature come il pentolone con doppio dondo, il “bazooka” o ancora altre tecniche.

Conclusa questa fase si può portare il mosto a ebollizione , si aggiunge l’estratto di malto non luppolato (liquido o secco che sia).

Da qui in poi si procede come per le altre tecniche di produzione di birra artigianale: si bolle il mosto, si aggiunge il luppolo e le eventuali spezie previste nella ricetta, si raffredda, si mette nel fermentatore, si aggiunge il lievito, si aspetta , si travasa, si imbottiglia e (finalmente) si beve!!

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Finalmente il blog è stato pubblicato

22 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Dopo circa un anno dall’idea inziziale, ho trovato il tempo (e la voglia) di pubblciare il blog, che era pronto più o meno da maggio 2009!!!

E’ attivo in via sperimentale, per verificare anche il gradimento da parte degli utenti.
Non sarà un blog aggiornato quotidianamente, ma cercherò di postare qualche articolo sugli eventi/manifestazioni birrarie in giro per l’Italia e per il Mondo. cercherò, per quanto possibile, di scrivere anche qualche articolo in merito all’homebrewing e a tutti gli aspetti della produzione artigianale della birra.

Per il momento ho pubblicato un po’ di articoli “datati”; prossimamente ne pubblicherò altri pronti da tempo ma mai terminati.

Una volta terminata la fase di flashback, inizierò (finalmente) a scrivere qualche cosa di più recente, approfittanto se possibile di qualche fiera che si terrà nei prossimi giorni.

Per il momento è tutto; attendo un riscontro da parte degli utenti di birraiolo!
PROSIT!

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Pianeta Birra 2008

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Sveglia alle 5 del mattino per prendere il treno diretto a Rimini. Alle 12 circa si giunge a destinazione, un po’ di coda e di controlli per entrare e poi via che si parte!

Prima di iniziare con il report, un piccolo appunto sulla “selezione all’ingresso“: i controlli sono più rigidi rispetto all’ultima edizione a cui avevo partecipato. Addirittura ci hanno controllato i documenti per verificare se gli inviti che avevamo compilato erano coerenti oppure no. Questi controlli aggiunti ai 38€ di costo del biglietto per chi era sprovvisto di invito hanno contribuito a ridurre il numero di persone poco interessate al mondo della birra se non per bere a volontà, indistintamente fra birre buone e birre pessime.

Ma passiamo al vero motivo per cui ci siamo fatti 6 ore di treno: la birra, vera protagonista di questa fiera.

Siamo partiti con un giro dei birrifici italiani; ecco alcune delle birre assaggiate:

Birrificio Lambrate
Bricola: una delle birre più particolari che ho assaggiato, prodotta con corteccia di quercia. I malti utilizzati dovrebbero essere pils, caramel, melanoindin e special b.

Birrificio del Ducato
Via Emilia: forse la birra più luppolata, sicuramente quella che mi è piaciuta maggiormente. L’avevo già assaggiata al Pils Pride 2007 a Lurago, ma dietro consiglio di Giovanni (il mastro birraio) l’ho riprovata; ugualmente amara e maltata, ma l’amato ora è meno pungente. Il sentore di luppolo, di erbaceo è spettacolare: un vero paradiso per gli amanti delle pils ben luppolate.
A.F.O.: spillata a pompa ricorda quasi una real ale.
Porter + Stout: mix fra una porter e una stout (purtroppo non ricordo il nome) molto equilibrata e morbida al palato.
Giovanni ci ha fatto fare una panoramica completa delle sue birre: tutte molto buone, ma ho riportato solamente quelle che mi hanno colpito maggiormente.

Baladin
10: anche questa è una birra molto particolare frutto della mente estroversa di uno dei più famosi e fantasiosi birrai italiani: Teo Musso. Questa birra viene prodotta con l’ultizzo di lievito per whisky ed è molto dolce e (probabilmente) alcolica.

Birrificio di Torino
Sahara: birra molto leggera, con note speziate di coriandolo e buccia d’arancia. Dovrebbe essere una blanche.
Rufus: birra di colore rosso, stile bock, a mio avviso priva di personalità a mio avviso.

1789
Nizza: questa birra se non ho capito male viene importata; chiara a bassa fermentazione.
Ketter: bock di colore ambrato, con delle note caramellate ben bilanciate.
Moscatus: birra chiara molto particolare, prodotta con l’aggiunta di mosto di moscato d’Asti. Anche questa è una delle birre che più meritava l’assaggio. Morbida, molto beverina, con sentori di pesca e the verde.

Maltus Faber
Birrificio genovese con chiare ispirazioni belghe (infatti utilizzano lieviti di quella zona). Complice forse lo stile che non mi piace particolarmente, non ho apprezzato molto queste birre.

Torre del Borgo
Genziana: birra fresca, leggera e beverina. Colore chiaro, il malto base è il pils (quasi tutto pils) con aggiunta di genziana che gli conferisce una nota balsamica e una delicata personalità.

Orso Verde
Rebelde: è stata l’ultima birra assaggiata della giornata e devo ammettere che ero provato dalle diverse ore passate a bere… mi concederò il diritto (e dovere) di assaggiarla nuovamente in qualche locale della zona.

Bi-Du
Du Bi Du: che dire, sempre buone le birre prodotte da Beppe.

 

Dopo una pausa per rifocillarci e far riposare un po’ le nostre papille gustative, abbiamo deciso di passare ai birrifici stranieri. Abbiamo puntato subito lo stan Interbrow all’interno del quale siamo riusciti ad entrare solo dopo 5 minuti circa di attesa.
Questo stand era accessibile solo dopo una sommaria selezione all’ingresso che più che altro permetteva di smaltire un po’ dei visitatori prima di farne entrare di nuovi, al fine di non avere troppa confuzione all’interno. Un altro accorgimento è stato il numero massimo di consumazioni consentite, limitato solo a 6.

Anche qui il livello delle birre presenti era veramente alto; ecco un po’ di nomi sparsi di quelle assaggiate:

  • Kwak
  • Tripel Karmeliet
  • Blanche de Namur
  • Wieninger Hefe Weissbier
  • La Trappe Quadrupel
  • Oyster
  • Apple BOCQ

All’interno dello stand era presente anche una degustazione tenuta da Lorenzo Dabove (in arte Kuaska). Purtroppo non ho capito bene qual’era il tema, ma credo fosse qualcosa inerente le birre belghe in generale, forse una descrizione delle differenze fra le varie tipologie (double, tripple, quadruple, …)

 

C’è stato anchequalche altro assaggio qua e là, ma nulla degno di nota.

 

Ma la fiera non è solo un luogo in cui bere e assaggiare varie birre. La particolarità di queste manifestazioni è quella di poter parlare direttamente coi produttori e incontrare altri appassionati con cui poter scambiare le proprie impressioni, i propri consigli e scambiare quattro chiacchiere.
Pianeta Birra rimane la fiera più ricca e affollata dedicata a questa bevanda, un’occasione da non perdere sia per i professionisti, sia per i semplici appassionati di questa bevanda a base di acqua, malto, luppolo e lievito.

Ed è proprio così, chiacchierando che si scoprono cose nuove, come, ad esempio, il fatto che il birrificio Bi-Du sposterà la prodizione in un’altra sede e che ha messo in vendita l’impianto che (ricordiamolo) fu anche del Birrificio Italiano: un impianto che (credo di non esagerare) ha contribuito a scrivere buona parte della storia della birra artigianale italiana degli ultimi anni.

Infine arriva il momento di tornare verso casa: un ultimo giro di saluti e poi ci si incammina verso la stazione dove c’è un bel treno che ci riporterà sani e salvi ai nostri paeselli. Ottima soluzione quella di muoversi in treno: non bisogna preoccuparsi di quanto si è bevuto quindi ci si gode maggiormente la fiera e non si rischia nulla sulla strada del ritorno.

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PER CORTI E CASCINE 2009 – Visita al “Birrificio Rurale”

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Approfittando della bella giornata, abbiamo colto l’occasione per andare a visitare il Birrificio Rurale: birrificio di prossima apertura, ubicato all’interno dell’Azienda Agricola Fattoria Oasi: un agriturismo/fattoria didattica alle porte di Pavia, per la precisione a Certosa di Pavia (via Samperone, Località Cascine Calderari).

La location è molto accogliente. Una corte con fattoria annessa, dove gli animali girano liberi e i visitatori possono stare a stretto contatto con loro, entrando nel recinto, accarezzarli, fotografarli e giocarci assieme. Il proprietario della fattoria è molto simpatico e disponibile e chiacchiera volentieri con gli avventori descrivendo e presentando gli animali “ospiti”.

Appena arrivati abbiamo visto qualche faccia nota, e siamo stati accolti da alcuni dei ragazzi di Esperienza Birra, che sono anche gli ideatori e i mastri birrai del Birrificio Rurale. Facciamo subito un assaggio e una visita all’impianto, che è stato ricavato all’interno di un vecchio silos della fattoria. La costruzione è stata adeguata per le esigenze della produzione, suddividendolo in tre compartimenti: in alto c’è il magazzino e il mulino, subito sotto la sala cottura da 700 litri, infine al pian terreno sono situati i fermentatori e i maturatori.
Dati gli spazi angusti, l’installazione dell’impianto è stata una vera e propria impresa. Ma il risultato è assolutamente piacevole: si può produrre birra immersi nella natura, fra i campi pavesi.
La birra prodotta sarà commercializzata in bottiglie da 50cl che, a mio avviso, è la misura migliore per il consumatore finale (anche se capisco la fatica di imbottigliare e tappare tutte quelle bottiglie per il produttore!)

A causa del nostro ritardo nell’arrivo (e soprattutto della mancata prenotazione) non abbiamo potuto godere delle gioie della grigliata, ma ci siamo dovuti “accontentare” di uno squisito panino al salame accompagnato da della ottima birra.

Che dire… le premesse sono buone, la location è suggestiva e i mastri sono molto bravi: conosco Silvio, Lorenzo, Stefano e Beppe tramite Esperienza Birra e Atelier Birra. Hanno saputo dimostrare in più di un’occasione la loro passione, la loro esperienza e la loro competenza come home brewer; con un buon impianto a loro disposizione credo che non possano far altro che migliorarsi e dar vita a delle buone produzioni.

Un in bocca al lupo per la loro avventura, spero di tornare prossimamente per una bella grigliata accompagnata da della buona birra ;-)

Lurago Xmas 2008 e Laboratorio IPA

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Lurago Xmas 2008 è un evento ormai consolidato nel panorama brassicolo nostrano. Quest’anno sono state apportate parecchie novità: il concorso popolare, gli organizzatori, il laboratorio, lo split in due giornate della manifestazione.

Personalmente ho partecipato solo a parte della giornata di domenica: il laboratorio sulle IPA e il concorso popolare, entrabi molto interessanti.

Il laboratorio si è tenuto in un edificio situato nei pressi del Birrificio italiano (il centro anziani di Lurago Marinone) per far fronte alla moltitudine di partecipanti. Anche se le persone che si sono presentate erano più del previsto, l’ottima organizzazione ha persmesso comunque un buona riuscita delle degustazioni, fornendo posti a sedere, bicchieri, pane e acqua per tutti. Nota di merito quindi al gruppo Esperienza Birra e ai ragazzi di Atelier Birra.
Il primo intervento per introdurre proprio questi due gruppi, la loro storia e i relativi progetti; subito dopo prende la parola un altro relatore che illustra le radici e le caratteristiche dello stile brassicolo tema della manifestazione: IPA (Indian pale Ale).

Le caratteristiche principali di questo stile sono:
- LUPPOLATURA: quindi tendenzialmente molto amare e con un buon aroma di luppolo
- DENSITA’: si è abbassata la OG del mosto per avere un’attenuazione superiore e un residuo zuccherino molto basso.
Entrambe queste caratteristiche sono state introdotte originariamente con lo scopo di limitare i pericoli di attacchi batterici che si sarebbero potuti verificare durante il viaggio dall’inghilterra alle Indie.
Attualmente esistono due grandi filoni di produzioni: le Americane, e quelle Inglesi. Quelle prodotte negli USA sono generalmente più luppolate sia come amaro, sia come aroma, mentre le anglosassoni sono caratterizzate da più esteri, sono più caramellate, più biscottate, e più scure.

Le americane usano soprattutto malto pale distico di loro produzione, che è più chiaro di quello inglese, utilizzano al massimo il 10% di crystal chiaro con aggiunte di monaco o vienna per aggiustare il colore. Il risultato è un profilo poco maltato, forse per dare spazio ai così detti “C Hops” (Cascade, Columbus, ecc..), e agli altri luppoli americani molto caratterizzati, come l’Amarillo. Generalmente i mastri birrai americani utilizzano più varietà di luppolo contemporaneamente in differenti aggiunte o, addirittura, utilizzando la tecnica del “continius hopping“.
Anche il lievito ha un ruolo importante. Gli americani usano ceppi con profili puliti al fine di esaltare l’equilibrio “malto/luppolo”, lieviti molto attenuanti per abbassare il residuo zuccherino.
Il mash è molto semplice, con un unico step intorno ai 67-69°C, in stile inglese.

In UK il malto maggiormente utilizzato invece è l’inglese Maris Otter che è più scuro di quello americano e che caratterizza molto il mosto. Oltre al pale può essere utilizzato anche un 5% di Crystal chiaro, più una piccola percentuale di malti scuri per aggiustare il colore. A volte viene usato un 10% di sciroppo di maltosio per rendere la birra più secca e alcolica. Il risultato è un profilo più maltato rispetto a quello delle sorelle americane, sono inoltre più biscottate e caramellate.
I luppoli più utilizzati dagli inglesi sono l’East Golding, il Fuggle, il Target; a volte vengono utilizzati anche dei luppoli americani. Anche qui le gettate sono molteplici e spesso vengono usate varietà differenti.
Il lievito è inglese, che dona un profilo moderatamente fruttato ed è molto attenuante.
Anche gli inglesi adottano un mash single step (66-69°C) e la pratica del dry hopping è molto diffusa.

 

Alla fine dell’interessantissima e preziosissima spiegazione su questo stile brassicolo (che amo particolarmente) si passa alle degustazioni. A rendere ancora più stimoltante il laboratorio, è la presenza di alcuni mastri birrai fra i relatori, oltre ai degustatori e agli altri appassionati di birra pressenti in sala.

PRIMO ASSAGGIO – Meantime IPA
Birra inglese dal colore chiaro; al naso non si notano esplosioni di luppoli americani, si nota invece un grado alcolico elevato e una nota maltata molto pronunciata. L’amaro è importante ma non aggressivo con note pepate, persistente.
Lelevato tasso alcolico e la scarsità di corpo possono essere visti come dei difetti di produzione, ma il birrificio Meantime è un birrificio innovativo fatto da persone giovani: le produzioni non sono tradizionali, ma sono delle interpretazioni personali di vecchi stili. Mentre il sentore di zolfo che si sente all’inizio è una caratteristica tipica di questo stile, ma rimane un difetto di produzione.
In sala è presente anche un ex dipendente di questo birrificio (Alfredo del birrificio HOPS di Trezzano sul Naviglio), che prende la parola ci dice che l’impianto da 25Hl  a disposizione del Meantime non è autmatizzato, sono specializzati in birre a bassa fermentazione; non hanno a disposizone un infusione mash. Dice anche che l’alto tasso alcolico di questa birra non è un difetto, ma una caratteristica ricercata dal mastro, che ha voluto riproporre lo stile originale.

SECONDO ASSAGGIO – AFO – Birrificio del Ducato
Si sente subito un ottimo aroma di luppoli americani; E’ una birra visibilmente più scura della precedente, con un maggior aroma di luppolo. Apparentemente più equilibrata e più secca della Meantime IPA, sembra avere un difetto “di luppolo” causato probabilmente da una partita non eccellente di luppoli americani (Cascade e Amarillo); è una birra che presenta una leggera astringenza causata dai tannini del luppolo.
E’ una birra giovane, probabilmente perchè il mastro è in affanno con la produzione a causa della forte richiesta; se fosse stata fatta maturare un po’ di più il luppolo sarebbe stato meno astringente e meno torbida. Si sente un dry hopping massiccio. Più che una IPA, potrebbe essere definita un Bitter con delle contaminazioni americane.
La presenza di diversi mastri birrai permette anche divagazioni fuori programma, come quella sul luppolo:
Per estrarre l’amaro del luppolo si deve far bollire, attività che però fa perdere l’aroma in quanto molto volatile. Il sapore e l’aroma del luppolo per le IPA sono due casatteristiche molto importanti, per questo non viene utilizzato solamente nella prima gettata, ma anche e soprattutto nel finale della bollitura, in modo da preservare il suo aroma. I luppoli inglesi sono generalmente da aroma e hanno pochi AA (alfa acidi), gli americani invece sono luppoli estremi carichi di aroma e di AA che donano quindi anche un grande grado di amaro.
Il dry hopping (ovvero l’operazione di aggiungere del luppolo in fase di fermentazione o maturazione) permette di sfruttare tutta la carica aromatica in quanto viene usato a freddo, permettendo alle note fruttate, agrumate e pepate di sprigionarsi senza volatilizzarsi.

TERZO ASSAGGIO – Noscia – Birrificio MaltoVivo
Prende subito la parola il mastro birraio del birrificio MaltoVivo definendola un “birra con componenti maltati e con un’esplosione di luppoli”, “E’ arrivata dopo l’assaggio della IPA60, è stato un esperimento su quello che il luppolo può regalare”.
In dry hopping usa una miscela di luppoli americani, ma per l’amaro vengono aggiunti solo varietà inglesi che sono meno aggressive. E’ una birra con pochi gradi plato, non attenuata completamente (FG pari a 1020), quindi non secca.
Altra divagazione sul luppolo: un buon metodo per capire se è buono oppure no, è quello di mettere il naso dentro alla busta (più semplice di così!!!). Bisogna sempre controllare i tempi di cottura. Se si vuole sfruttare l’aroma va aggiunto a fine cottura, alla termperatura più bassa possibile, altrimenti si perde l’aroma e ci si sbilancia sull’amaro. Aggiungendo luppolo in continuazione (Continius Hopping) generalmente si ottiene un buon equlibrio. Il luppolo usato per il dry hopping deve essere estremamente profumato e fresco, altrimenti si rischia che apporti sapori e aromi indesiderati come formaggio, ossidato, ecc… inoltre se il periodo di contatto del luppolo con il mosto è troppo lungo, si potrebbero estrarre aromi “vegetali” non desiderati.
Hop pack: finito il whirpool si fa passare il mosto bollente su uno strato di luppolo in modo da estrarre tutte le sostanze aromatiche, solo dopo si passa attraverso lo scambiatore di calore e quindi al raffreddamento del mosto.

QUARTO ASSAGGIO – Birrificio Toccalmatto
Prodotta principalmente con Maris Otter, purtroppo per problemi logistici è arrivata “scaraffata” dal birrificio, quindi priva di schiuma… l’analisi non è stata delle migliori e mi riservo di riassaggiarla il prima possibile in condizioni migliori.

QUINTO ASSAGGIO – Reale Extra – Birra del Borgo
Nata come uno scherzo: un giorno si sono dimenticati di aggiungere il luppopo e quando si sono accorti dell’errore (a fine bollitura) hanno aggiunto 8,5Kg di luppolo negli ultimi 10 minuti, con gettate a 4 minuti circa di distanza. Per produrre questa birra vengono utilizzati sempre luppoli differenti. Il risultato è veramente notevole.
E’ una birra molto agrumata, chiara e pulita; etremamente aromatica, con una carica di luppoli a dir poco esplosiva, resinosa. In questa produzione viene enfatizzato l’aroma, anche se (sulla carta) dovrebbe aggirarsi intorno ai 75 IBU. L’aroma e il profumo del luppolo persistono anche dopo aver svuotato il bicchiere.

 

Finisce qui la prima parte della giornata dedicata a questo fantastico laboratorio sulle IPA.
Ci si trasferisce quindi in quel del Birrificio Italiano per il concorso popolare dove si possono assaggiare le produzioni degli homebrewer che hanno partecipato al concorso Xmax 2008: il pubblico, dopo aver assaggiato tutte le birre presenti, passa alla votazione delle tre birre che ha preferito. Una simpatica iniziativa per permettere agli homebrewer di testare sul campo le proprie produzioni e vedere effettivamente che riscontro hanno sul pubblico.

Una nota di merito a chi si è portato da casa il proprio impianto di spillatura a pompa: credo una delle attrattive più apprezzate dai presenti (sottoscritto compreso).

Purtroppo assaggiare le produzioni degli homebrewer dopo aver degustato delle ottime birre di birrifici più o meno affermati non rende giustizia alla passione e allimpegno profusi nella produzione casalinga dei partecipanti al concorso. Bisogna comunque dire che alcune delle birre assaggiate erano veramente buone, e solamente una è andata a finire nello scarico del lavandino: segno che comunque il movimento italiano sta andando nella direzione giusta, con un aumento della qualità media anche delle produzioni casalinghe.

 

Ma la giornata non è ancora finita: abbiamo ancora il tempo per una visita guidata all’impianto di produzione del birrificio Italiano. A farci da cicercone è Silvio Coppelli di Esperienza Birra, che ci mostra l’impianto e ci descrive le varie fasi produttive, la funzione di tutti i macchinari e delle attrezzature utilizzate. Non meno preziosa è la presenza di Maurizio, uno dei mastri del birrificio Italiano, che si mette a disposizione del pubblico rispondendo ad alcune domande sulla produzione e sulle catatteristiche dell’impianto.
(appena possibile preparerò una scheda del birrificio nell’apposita sezione dedicata ai birrifici di birraiolo).

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