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Archivio per la categoria ‘eventi birrai’

Pils Pride 2010

29 maggio 2010 Beppesan Nessun commento

pils pride 028Con il mio solito ritardo…. ecco il report del pils pride 2010 che si è tenuto l’8 e il 9 maggio presso il Birrificio Italiano di Lurago Marinone.

Un po’ di storia: questa è stata la quarta edizione della manifestazione che vede le Pils come assolute e uniche protagoniste. Il pils pride (orgoglio pils) è nato dalla mente di Agostino Arioli, birraio del Birrifio Italiano (che ospita la manifestazione). Tutte pils alla spina dunque, italiane e straniere, da assaggiare e riassaggiare, paragonare fra loro, degustare in tutta tranquillità.

Quest’anno c’erano:

- Extra Hop, Birrificio Italianopils pride 005
- Grigna, Birrificio Lariano
- Jever Pils
- Radeberger Pils
- Levante, Statale Nove
- Magutt, Birrificio Lambrate
- Omnia, Babb
- P.I.L.S., Pausa Caffè
- Shoenramer Keller Pils
- Sausa Pils, Vecchio Birraio
- Tipopils, Birrificio Italiano
- Via Emilia, Birrificio del Ducato
- Zwickel Pils, Beck Bräu

Come sempre c’era anche della buona musica live per accompagnare le bevute: al sabato musica folk e la domenica jazz.

Ma veniamo alle birre.

GRIGNA: buona, ben luppolata e bilanciata, una di quelle che mi son piaciute di più assieme alle padrone di casa.

LEVANTE: Buona ma non l’ho trovata particolarmente caratterizzata.

VIE EMILIA: come sempre la luppolatura di questa birra è molto abbondante.

REDEMBERGER: Talmente limpida che ha dato l’impressione ( e probabilmente lo è effettivamente) di essere filtrata. Si tratta di una pils più tradizionale, in stile tedesco, quindi differente da quelle a cui siamo abituati in italia, quindi non credo ci sia dry hopping. Diciamo che si avvicina di più a una produzione “industriale” che a una artigianale.

P.I.L.S.: E’ una birra che ha fatto molto discutere. Già visivamente si capisce che c’è qualcosa di diverso.. anzichè essere bionda ha delle sfumature rossicce. Non conoscevo la birra, quindi chiacchierando ho cercato di carpire qualcosa in più. E’ una birra maturata in botte, che potrebbe assomigliare più a una pils di inizio 1900 che ad una dei giorni nostri.

OMNIA: Altra ottima (ri)scoperta, da berne a secchiate.

TIPOPILS: che dire… è la birra di cui mi sono innamorato anni e anni fa… e continua a piacermi e a non stancarmi mai!

SAUSA PILS: in questa birra si sente maggirmente il malto rispetto alle altre che ho assaggiato, ma comunque il luppolo, soprattutto quello da amaro, si sente.

MAGUTT: la pils del Lambrate, molto carica di amaro, ma un po’ più “dolce” e corposa rispetto alle altre pils presenti.

DEGUSTAZIONE:
Durante la giornata di domenica c’è stata la confernza-degustazione tenuta da Giovanni Campari (mastro birraio del Birrificio Del Ducato, che ha fatto scuola in quel di Lurago qualche annetto fa) . Dopo l’introduzione sulle caratteristiche e la storia di questo stile birraio, abbiamo assaggiato 3 birre scelte da Giovanni per esporre tre diverse interpretazioni dello stile:

- Una “German Pils”, che rispetto alle sorelle boeme sono più chiare, più secche e con più luppolo, con un malto meno caratterizzante. Sia le German Pils, che le pils boeme sono filtrate, mentre le Keller non lo sono. Fatta questa premessa, assaggiamo la Jever, che viene prodotta nel nord della Germania (e teoricamente non dovrebbe essere pastorizzata); è una birra dal colore molto pulito, chiaro e brillante, molto limpida (dovuta alla filtratura). Ben maltata con un luppolo ben distinto, erbaceo. In bocca è bilanciata, molto amara e persistente ma non astringente. E’ molto secca, indice che gli zuccheri presenti nel mosto sono stati tutti attenuati.

pils pride 026- il secondo assaggio inizialmente alla cieca l’ho quasi azzeccato: ho capito che si trattava di una birra del Birrificio Italiano, ma ho scambiato la extrahop per la Tipopils… dovrò tornare più spesso al birri per assaggiarle meglio!! La extrahop è una birra chiara, abbastanza limpida, con una bella schiuma candida. E’ decisamente più luppolata della precedente (direi che in generale è una delle più luppolate in italia) e il malto va quasi in secondo piano. Il corpo è esile e il gusto è molto persistente.
Durante questo assaggio abbiamo potuto ascoltare i birrai (agostino e maurizio del birri, giovanni del ducato) che discutevano su come effettivamente viene prodotta questa birra. Abbiamo quindi scoperto che viene leggermente filtrata. E’ l’unica birra del B.I. in cui vengono utilizzati i fiori freschi del luppolo e non i pellets per l’ultima aggiunta (mentre in fase di bollitura utilizzano i pellets. In realtà per questa cotta sono stati usati i pellets in quanto i fiorni vengono usati solamente nella prima produzione che avviene appena dopo il raccolto del luppolo). I fiori vengono utilizzati anche nel dry hopping, caratteristica delle pils italiane, che conferisce anche l’astringenza alla birra, oltre che l’erbaceo e il resinoso. Per la extra hop il luppolo viene aggiunto anche in maturazione (pratica che a noi home brewer risulta un po’ difficoltosa purtroppo..). Questa birra fermenta per 10/12 giorni a 8°C, poi passa almeno 5 settimane di lagering in serbatorio. Viene leggermente filtrata per evitare la presenza di lievito che rischierebbe di rovinare un po’ il sapore. da qualche tempo viene prodotta per infusione, mentre prima era per decozione (questa tecnica ora viene usata solo per la Flourette).

- come era immaginabile, il terzo assaggio è stato la P.I.L.S., acronimo di Pils In Legno di Slavonia. Come accennato sopra, questa birra viene fatta maturare in botti in legno di slavonia; ha un colore tendente al rossiccio ambrato. Al naso si sente il caramello, un po’ di ossidazione del malto e un sentore leggermente marsalato; il luppolo passa in secondo piano e non si sente particolarmente. In bocca è secca e amara, si sente ancora il caramello ed è decisamente diversa da tutte le altre birre assaggiate.

Sintesi della manifestazione:
pils pride 008per me che sono un amante delle Pils è sicuramente un evento imperdibile, giunto ormai alla sua quarta edizione, aspetto impaziente la quinta! La Grigna è la birra che mi ha sorpreso di più: non la conoscevo e devo ammettere che mi è piaciuta veramente molto. Tra italiane e tedesche preferisco di gran lunga le italiane… ma son gusti personali.
Attendiamo fiduciosi il quinto appuntamento del Pils Pride, e magari parteciperò (se ci sarà ancora) alla degustazione alla cieca con conseguente tentativo di azzeccare tutte le birre bevute!

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HOMEBREWERS OPEN DAY

30 marzo 2010 Beppesan Nessun commento

FACCIAMO LA BIRRA TUTTI INSIEME!!
Homebrewers Open Day 003Ieri, domenica 28 marzo 2010, presso il Birrificio Rurale si è tenuta questa manifestazione dove gli homebrewers hanno avuto la possibilità di fare una cotta tutti assieme (con i propri fornelloni, pentoloni, ecc.), alla presenza di veri birrai (ovvero i mastri del Birrifio Rurale).
Come da programma della giornata, alle Ore 8.30 eravamo li, abbiamo scaricato tutte le attrezzature e poi ci siamo dati da fare.

Prima mossa: andaimo a macinare i grani con il macinino del birrificio. Mai macinatura fu così veloce: 9kg di malto in meno di un minuto (ce la siamo presa comoda).
Già qui il primo suggerimento da parte di Lorenzo (mastro del Birrificio Rurale): mi ha consigliato la dimensione della macinatura e questo mi ha favorito nella fase di sparging. Per la prima volta non mi si è intasato il bazooka e il tutto è stato molto più veloce e comodo.

Nel frattempo avevamo già fatto scaldare i pentoloni, quindi una volta sfruttato il montacarichi per portare giù i grani macinati, abbiamo potuto dare il via all’ammostamento.

Per me è filato tutto liscio come l’olio, tranne qualche problema con il mantenimanto della temperatura (devo decidermi a cambiare termometro).

Homebrewers Open Day 116Ognuno era concentrato sul proprio pentolone, ma quattro chiacchiere con i vicini di cotta si sono scambiate volentieri, apprendendo così varie tecniche, trucchetti, ricette, ecc… Questa in fin dei conti è stata la cosa più interessante della giornata.
Per esempio ho scoperto che se con una schiumarola tiri via la “panna” che si forma sopra al mosto prima della bollitura finale, questa non cercherà di uscire dal pentolone sporcando tutto e spegnendoti il fornellone; ho scoperto che un buon metodo per sterilizzare istantaneamente è una soluzione di acqua e alcol (un po’ costoso… ma un giretto a Livigno potrebbe abbassare la spesa); ho scoperto che in assenza del tubo cristal si può passare il mosto in un contenitore (un bicchiere o qualcosa di simile, magari con una capienza di qualche litro) per non farlo spashare in fase di sparging.

Poi altre piccole cose, paricolari, attrezzature, ecc… insomma… è un po’ come fare un esperimento a scuola dove puoi sbirciare i compagni più bravi di te, e aiutare quelli meno capaci o meno esperti.
Credo di aver imparato più cose in una cotta come questa, piuttosto che con tutte quelle che ho fatto in solitaria.

Ma continuiamo con la narrazione.
Finita lo bollitura con le varie aggiunte di luppolo, siam passati al raffreddamento del mosto. Io purtroppo ho dimenticato (fra le altre cose) la serpentina a casa. Mi è stata gentilmente prestata da un vicono di cotta, ma comunque l’organizzazione dei ragazzi del birrificio Rurale è stata ottima da questo punto di vista: c’era acqua per tutti, una serpentina per tutti, spazio per tutti e, soprattutto, una mano e un buon cosiglio per chiunue ne avesse avuto bisogno.

Un po’ (molto) meno efficiente l’organizzazione dal punto di vista “cassa/grigliata”: code lunghissime e, diciamola tutta, anche la carne non è che fosse delle migliori.
Personalmente non ho patito molto questo inconveniente in quanto ero intento nella cotta; ma i miei amici che erano venuti più per la grigliata che per la cotta, han dovuto fare un’oretta di coda per mangiare… nonostante avessimo prenotato anche per il pranzo. Lamentele per questo aspetto della giorna comunque le ho sentite un po’ da tutte le parti ma, personalmente, non mi ha rovinato la giornata.

Homebrewers Open Day 108Raffreddato il mosto si è messo tutto nel fermentatore è poi via con l’aggiunta del lievito (avevo preparato circa 2 litri di starter con un Londo Ale 1028 bello fresco).

La parte più pallosa è stata pulire il tutto. Ho optato per una pulitura grossolana e ho caricato tutto in auto… ho finito di pulire tutto a casa con calma.

Ma la giornata non è finita li.
Siamo andati a prendere le birre che avevo portato per gli assaggi ed è partita una degustazione guidata da Schigi. La mia Weiss extra luppolata è stata la prima ad essere aperta.
Stroncata da Schigi (sapevo che aveva un paio di difetti, soprattutto un corpo debole e una leggera astringenza), ho sentito anche i commenti di Silvio (altri mastro del birrificio) un po’ meno “cattivi”, e poi sono andato a bere coi miei amici una sorella della bottiglia degustata (loro si che mi han dato soddisfazioni!! ce la siamo bevuta tutta con gusto!!).
Scherzi a parte, anche questa fase della giornata è stata molto produttiva: delle critiche costruttive, accompagnate anche a delle ipotesi sulle cause di questi difetti, sono sempre ben accette in quanto permettono di individuare eventiuali errori in fase produttuva e quindi poter cercare di correggerli.

Homebrewers Open Day 176Durante la cotta, il pranzo, le pulizie e tutto il resto del tempo, abbiamo bevuto ovviamente le produzioni del Birrificio Rurale, tutte in gran forma, compresa la Milady a pompa. Purtroppo a fine serata non ho potuto gustarmi la Terzo Miglio a pompa (ma me ne ero già bevute due “classiche”) in quanto dovevo guidare per tornare a casa.

Ah, quasi dimenticavo!!!
Verso le 11, BBTex ha tenuto una presentazione su “I misteri della fermentazione”: una serie di slide descritte e spiegate da Davide, sulla fermentazione in generale. Non è stata una cosa molto tecnica, anche perchè il pubblico non era propriamente preparato: c’erano tanti curiosi che passeggiavano fra i vari pentoloni e si son fermati ad ascoltare le spegazioni di Tex. (magari se Tex mi passerà le slide farò un riassunto e o pubblicherò su queste pagine).

Per me è stata una gran bella esperienza, da ripetere assolutamente (se non la riorganizzano loro lo faccio io!!).

E per finire, ecco il gorgogliatore che gorgoglia felice (chiedo scusa per la ripresa sbilenca!)

IBF 2010 – Milano

7 marzo 2010 Beppesan Nessun commento

Eccoci giunti al quinti appuntamento con questa manifestazione organizzata dall’associazione ADB.

Questo l’elenco degli espositori presenti:

1989 – Italia
Amiata – Italia
Bacherotti – Italia
Bauscia – Italia
Bi-Du – Italia
Birrone – Italia
BOA – Italia
Croce di Malto – Italia
del Ducato – Italia
Freccia – Italia
Geco – Italia
Henquet – Italia
L’Inconsueto – Italia
L’Orso Verde – Italia
Lariano – Italia
Les 3 Fourquets – Belgio
Menaresta – Italia
Rurale – Italia
San Paolo – Italia
Schäffler Bräu – Germania
Sguaraunda – Italia
Toccalmatto – Italia
Valcavallina – Italia

IBF 2010 002Abbiamo deciso di recarci all’IBF nel primo pomeriggio in modo da riuscire a girare la manifestazione con tranquillità prima dell’arrivo della massa serale. La scelta è stata ottima in quanto abbiamo fatto in tempo a girare un po’ fra gli stand dei birrifici e a parlare con qualche birraio oltre che con gli altri appassionati.
Questa manifestazione ormai è diventata per me un’occasione per incontrare facce conosciute come Inoki & Co. della Carboneria Reggiana, il buon Panzer, Corrado, ecc..

Prima di buttarci sulle birre sconosciute, abbiamo deciso di fare qualche assaggio di “riscaldamento” andando sul sicuro. Ci siamo recati quindi allo stand del Birrificio Rurale dove abbiamo potuto assaggiare tutte e tre le loro produzioni: Seta, Terzo Miglio (fresca vincitrice del primo premio al concorso Birra Dell’Anno 2010) e la Milady. Birre in gran forma!

Siamo passati poi a una nostra vecchia conoscenza: il Birrificio Orso Verde, con le ultra conosciute e apprezzate (almeno da me) Backdoor Bitter e la Rebelde. Una bella (ri)scoperta è stata la sua EdenBlanche: era una vita che non la bevevo e ne sono rimasto piacevolmente colpito. L’ho trovata molto migliorata rispetto all’ultimo assaggio (che risale a qualche annettò fa).

Passiamo quindi alle birre che non avevamo ancora assaggiato. Su consiglio dei ragazzi della Carboneria Reggiana proviamo quelle del Birrone, in paricolare la Cibus, la birra dei frati. Il Birraio infatti ci ha raccontato la storia di quella tipologia di birra, che veniva prodotta dai frati per aaffrontare il periodo della quaresima, nel quale erano costretti a digiunare. Questa birra di frumento era molto sostanziosa e alcolica (7.5%Alc.), la consumavano come se fosse un pasto bello sostanzioso, e poi tutti a nanna a smaltire la sbornia :-)

Passando davanti allo stand del Bi-Du non riusciamo a resistere ad un assaggio Di ArtigianAle, sempre buona (peccato non riuscire a berla così spasso come prima…)

Andiamo in un altro birrificio che non conoscevamo: ‘na Birretta.
- Chiara: leggera puzzetta solfurea… la lasciamo scaldare un po’, la puzzetta se ne va e lascia spazio all’assaggio di una birra tutto sommato buona.
- Raaf: quaesta birra affumicata non mi ha lasciato molto soddisfatto… ma è questione di gusti dato che altri l’hanno apprezzata.

Birrificio Amiata. Son sicuro di aver già assaggiato qualcosa di questo produttore, ma non ricordandomi nulla ho optato per qualche assaggio:
- Contessa: una IPA chiara, molto luppolata e beverina… una di quelle che mi son piaciute di più in questa manifestazione
- Drago della Selva: scottish ale leggermente affumicata, non l’ho trovata particolarmente entusiasmante (molto meglio la sorella IPA!)

Birrificio Henquet: l’unico in cui (saggiamente) ti danno l’opportunità di assaggiare le loro produzioni prima di fartele “pagare”. In questo stand ho assaggiato la Träpunä, una Maibock molto buona che mi ha lasciato soddisfatto della scelta.

Andiamo a fare tappa da altre vecchie conoscenze, cercando di assaggiare però qualche produzione nuova e ancora sconosciuta.
Birrificio del Ducato:
- Bink -> è quella che mi è piaciuta di più delle 4 assaggiate.
- Via Emilia -> non ha bisogno di presentazioni, è una vecchia conoscenza per tutti coloro ai quali piaccione le pils ben luppolate
- Bia -> IPA beverina e non eccessivamente luppolata
- Sally Brown -> E’ una via di mezzo fra una porter e una stout

Toccalmatto:
- Qui ho potuto assaggiare un’altra delle birre a mio avviso più buone presenti in fiera: la Skizoid. Una birra che rispecchia esattamente i miei gusti, una APA agrumata e resinosa dalla luppolatura estremamente abbondante (molto probabilmente luppoli americani).

La sera ormai è arrivata e quindi è giusta quasi l’ora di tornare a casa. Allora decidiamo di rifare un saltino allo stand del Birrificio Rurale dove assaggiamo un’altra Seta (differente da quella assaggiata nel primo pomeriggio): in questa il coriandolo si sente molto di più e quasi sovrasta ogni altro sapore (ho preferito la prima assaggiata, ma potrebbe essere semplicemente una questione di tempi di maturazione differenti).

Chiudiamo con l’unica birra non italiana assaggiata: la o’hara, importata dal gestore del locale Bei Ben (uno dei nostri spacciatori di birra preferito). Anche questa birra non ha bisogno di presentazioni: una delle migliori stout attualmente prodotte.

Fieri delle nostre bevute (o degustazioni che dir si voglia) ci accingiamo a tornare a casa: salutiamo tutti gli amici incontrati fra un bicchiere e l’altro e via verso casa.

Considerazioni generali: a mio avviso la fiera a perso molto nel corso degli anni; gli espositori sono molto diminuiti e quindi anche la possibilità di scelta è diventata “limitata”. Tutto sommato però è aumentata la qualità: di birre nel lavandino ne ho viste finire ben pooche (personalmente non ne ho buttata nessuna), il chè è segno di una maggiore qualità generale.
Nota dolente son sempre i punti lavaggio. Quest’anno niente scovolini, ma solo un lavandino in acciaio nel quale serviva una laurea in ingegneria e tanta pazienza per cercare di capire come diavolo fare a far scendere una quantità di acqua decente per poter sciacquare i bicchieri. L’alternmativa era andare in bagno e sciacquarli nel lavandino.

OT: i Ciccioli.
I ciccioli sono un prodotto alimentare ottenuto dalla lavorazione del grasso presente nel tessuto adiposo interno del maiale nella preparazione dello strutto. I ciccioli sono un alimento ipercalorico che, nella tradizione contadina, rappresentava un ottimo pasto, in unione alla polenta. Ora si utilizzano soprattutto per accompagnare aperitivi ed antipasti. Sbriciolati rendono più gustose focacce, pane e polenta.
Un ernome GRAZIE ai ragazzi della Carboneria Reggiana per l’ottima cucina a base di Porco!! Complimenti!

Pianeta Birra 2008

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Sveglia alle 5 del mattino per prendere il treno diretto a Rimini. Alle 12 circa si giunge a destinazione, un po’ di coda e di controlli per entrare e poi via che si parte!

Prima di iniziare con il report, un piccolo appunto sulla “selezione all’ingresso“: i controlli sono più rigidi rispetto all’ultima edizione a cui avevo partecipato. Addirittura ci hanno controllato i documenti per verificare se gli inviti che avevamo compilato erano coerenti oppure no. Questi controlli aggiunti ai 38€ di costo del biglietto per chi era sprovvisto di invito hanno contribuito a ridurre il numero di persone poco interessate al mondo della birra se non per bere a volontà, indistintamente fra birre buone e birre pessime.

Ma passiamo al vero motivo per cui ci siamo fatti 6 ore di treno: la birra, vera protagonista di questa fiera.

Siamo partiti con un giro dei birrifici italiani; ecco alcune delle birre assaggiate:

Birrificio Lambrate
Bricola: una delle birre più particolari che ho assaggiato, prodotta con corteccia di quercia. I malti utilizzati dovrebbero essere pils, caramel, melanoindin e special b.

Birrificio del Ducato
Via Emilia: forse la birra più luppolata, sicuramente quella che mi è piaciuta maggiormente. L’avevo già assaggiata al Pils Pride 2007 a Lurago, ma dietro consiglio di Giovanni (il mastro birraio) l’ho riprovata; ugualmente amara e maltata, ma l’amato ora è meno pungente. Il sentore di luppolo, di erbaceo è spettacolare: un vero paradiso per gli amanti delle pils ben luppolate.
A.F.O.: spillata a pompa ricorda quasi una real ale.
Porter + Stout: mix fra una porter e una stout (purtroppo non ricordo il nome) molto equilibrata e morbida al palato.
Giovanni ci ha fatto fare una panoramica completa delle sue birre: tutte molto buone, ma ho riportato solamente quelle che mi hanno colpito maggiormente.

Baladin
10: anche questa è una birra molto particolare frutto della mente estroversa di uno dei più famosi e fantasiosi birrai italiani: Teo Musso. Questa birra viene prodotta con l’ultizzo di lievito per whisky ed è molto dolce e (probabilmente) alcolica.

Birrificio di Torino
Sahara: birra molto leggera, con note speziate di coriandolo e buccia d’arancia. Dovrebbe essere una blanche.
Rufus: birra di colore rosso, stile bock, a mio avviso priva di personalità a mio avviso.

1789
Nizza: questa birra se non ho capito male viene importata; chiara a bassa fermentazione.
Ketter: bock di colore ambrato, con delle note caramellate ben bilanciate.
Moscatus: birra chiara molto particolare, prodotta con l’aggiunta di mosto di moscato d’Asti. Anche questa è una delle birre che più meritava l’assaggio. Morbida, molto beverina, con sentori di pesca e the verde.

Maltus Faber
Birrificio genovese con chiare ispirazioni belghe (infatti utilizzano lieviti di quella zona). Complice forse lo stile che non mi piace particolarmente, non ho apprezzato molto queste birre.

Torre del Borgo
Genziana: birra fresca, leggera e beverina. Colore chiaro, il malto base è il pils (quasi tutto pils) con aggiunta di genziana che gli conferisce una nota balsamica e una delicata personalità.

Orso Verde
Rebelde: è stata l’ultima birra assaggiata della giornata e devo ammettere che ero provato dalle diverse ore passate a bere… mi concederò il diritto (e dovere) di assaggiarla nuovamente in qualche locale della zona.

Bi-Du
Du Bi Du: che dire, sempre buone le birre prodotte da Beppe.

 

Dopo una pausa per rifocillarci e far riposare un po’ le nostre papille gustative, abbiamo deciso di passare ai birrifici stranieri. Abbiamo puntato subito lo stan Interbrow all’interno del quale siamo riusciti ad entrare solo dopo 5 minuti circa di attesa.
Questo stand era accessibile solo dopo una sommaria selezione all’ingresso che più che altro permetteva di smaltire un po’ dei visitatori prima di farne entrare di nuovi, al fine di non avere troppa confuzione all’interno. Un altro accorgimento è stato il numero massimo di consumazioni consentite, limitato solo a 6.

Anche qui il livello delle birre presenti era veramente alto; ecco un po’ di nomi sparsi di quelle assaggiate:

  • Kwak
  • Tripel Karmeliet
  • Blanche de Namur
  • Wieninger Hefe Weissbier
  • La Trappe Quadrupel
  • Oyster
  • Apple BOCQ

All’interno dello stand era presente anche una degustazione tenuta da Lorenzo Dabove (in arte Kuaska). Purtroppo non ho capito bene qual’era il tema, ma credo fosse qualcosa inerente le birre belghe in generale, forse una descrizione delle differenze fra le varie tipologie (double, tripple, quadruple, …)

 

C’è stato anchequalche altro assaggio qua e là, ma nulla degno di nota.

 

Ma la fiera non è solo un luogo in cui bere e assaggiare varie birre. La particolarità di queste manifestazioni è quella di poter parlare direttamente coi produttori e incontrare altri appassionati con cui poter scambiare le proprie impressioni, i propri consigli e scambiare quattro chiacchiere.
Pianeta Birra rimane la fiera più ricca e affollata dedicata a questa bevanda, un’occasione da non perdere sia per i professionisti, sia per i semplici appassionati di questa bevanda a base di acqua, malto, luppolo e lievito.

Ed è proprio così, chiacchierando che si scoprono cose nuove, come, ad esempio, il fatto che il birrificio Bi-Du sposterà la prodizione in un’altra sede e che ha messo in vendita l’impianto che (ricordiamolo) fu anche del Birrificio Italiano: un impianto che (credo di non esagerare) ha contribuito a scrivere buona parte della storia della birra artigianale italiana degli ultimi anni.

Infine arriva il momento di tornare verso casa: un ultimo giro di saluti e poi ci si incammina verso la stazione dove c’è un bel treno che ci riporterà sani e salvi ai nostri paeselli. Ottima soluzione quella di muoversi in treno: non bisogna preoccuparsi di quanto si è bevuto quindi ci si gode maggiormente la fiera e non si rischia nulla sulla strada del ritorno.

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PER CORTI E CASCINE 2009 – Visita al “Birrificio Rurale”

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Approfittando della bella giornata, abbiamo colto l’occasione per andare a visitare il Birrificio Rurale: birrificio di prossima apertura, ubicato all’interno dell’Azienda Agricola Fattoria Oasi: un agriturismo/fattoria didattica alle porte di Pavia, per la precisione a Certosa di Pavia (via Samperone, Località Cascine Calderari).

La location è molto accogliente. Una corte con fattoria annessa, dove gli animali girano liberi e i visitatori possono stare a stretto contatto con loro, entrando nel recinto, accarezzarli, fotografarli e giocarci assieme. Il proprietario della fattoria è molto simpatico e disponibile e chiacchiera volentieri con gli avventori descrivendo e presentando gli animali “ospiti”.

Appena arrivati abbiamo visto qualche faccia nota, e siamo stati accolti da alcuni dei ragazzi di Esperienza Birra, che sono anche gli ideatori e i mastri birrai del Birrificio Rurale. Facciamo subito un assaggio e una visita all’impianto, che è stato ricavato all’interno di un vecchio silos della fattoria. La costruzione è stata adeguata per le esigenze della produzione, suddividendolo in tre compartimenti: in alto c’è il magazzino e il mulino, subito sotto la sala cottura da 700 litri, infine al pian terreno sono situati i fermentatori e i maturatori.
Dati gli spazi angusti, l’installazione dell’impianto è stata una vera e propria impresa. Ma il risultato è assolutamente piacevole: si può produrre birra immersi nella natura, fra i campi pavesi.
La birra prodotta sarà commercializzata in bottiglie da 50cl che, a mio avviso, è la misura migliore per il consumatore finale (anche se capisco la fatica di imbottigliare e tappare tutte quelle bottiglie per il produttore!)

A causa del nostro ritardo nell’arrivo (e soprattutto della mancata prenotazione) non abbiamo potuto godere delle gioie della grigliata, ma ci siamo dovuti “accontentare” di uno squisito panino al salame accompagnato da della ottima birra.

Che dire… le premesse sono buone, la location è suggestiva e i mastri sono molto bravi: conosco Silvio, Lorenzo, Stefano e Beppe tramite Esperienza Birra e Atelier Birra. Hanno saputo dimostrare in più di un’occasione la loro passione, la loro esperienza e la loro competenza come home brewer; con un buon impianto a loro disposizione credo che non possano far altro che migliorarsi e dar vita a delle buone produzioni.

Un in bocca al lupo per la loro avventura, spero di tornare prossimamente per una bella grigliata accompagnata da della buona birra ;-)

Lurago Xmas 2008 e Laboratorio IPA

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Lurago Xmas 2008 è un evento ormai consolidato nel panorama brassicolo nostrano. Quest’anno sono state apportate parecchie novità: il concorso popolare, gli organizzatori, il laboratorio, lo split in due giornate della manifestazione.

Personalmente ho partecipato solo a parte della giornata di domenica: il laboratorio sulle IPA e il concorso popolare, entrabi molto interessanti.

Il laboratorio si è tenuto in un edificio situato nei pressi del Birrificio italiano (il centro anziani di Lurago Marinone) per far fronte alla moltitudine di partecipanti. Anche se le persone che si sono presentate erano più del previsto, l’ottima organizzazione ha persmesso comunque un buona riuscita delle degustazioni, fornendo posti a sedere, bicchieri, pane e acqua per tutti. Nota di merito quindi al gruppo Esperienza Birra e ai ragazzi di Atelier Birra.
Il primo intervento per introdurre proprio questi due gruppi, la loro storia e i relativi progetti; subito dopo prende la parola un altro relatore che illustra le radici e le caratteristiche dello stile brassicolo tema della manifestazione: IPA (Indian pale Ale).

Le caratteristiche principali di questo stile sono:
- LUPPOLATURA: quindi tendenzialmente molto amare e con un buon aroma di luppolo
- DENSITA’: si è abbassata la OG del mosto per avere un’attenuazione superiore e un residuo zuccherino molto basso.
Entrambe queste caratteristiche sono state introdotte originariamente con lo scopo di limitare i pericoli di attacchi batterici che si sarebbero potuti verificare durante il viaggio dall’inghilterra alle Indie.
Attualmente esistono due grandi filoni di produzioni: le Americane, e quelle Inglesi. Quelle prodotte negli USA sono generalmente più luppolate sia come amaro, sia come aroma, mentre le anglosassoni sono caratterizzate da più esteri, sono più caramellate, più biscottate, e più scure.

Le americane usano soprattutto malto pale distico di loro produzione, che è più chiaro di quello inglese, utilizzano al massimo il 10% di crystal chiaro con aggiunte di monaco o vienna per aggiustare il colore. Il risultato è un profilo poco maltato, forse per dare spazio ai così detti “C Hops” (Cascade, Columbus, ecc..), e agli altri luppoli americani molto caratterizzati, come l’Amarillo. Generalmente i mastri birrai americani utilizzano più varietà di luppolo contemporaneamente in differenti aggiunte o, addirittura, utilizzando la tecnica del “continius hopping“.
Anche il lievito ha un ruolo importante. Gli americani usano ceppi con profili puliti al fine di esaltare l’equilibrio “malto/luppolo”, lieviti molto attenuanti per abbassare il residuo zuccherino.
Il mash è molto semplice, con un unico step intorno ai 67-69°C, in stile inglese.

In UK il malto maggiormente utilizzato invece è l’inglese Maris Otter che è più scuro di quello americano e che caratterizza molto il mosto. Oltre al pale può essere utilizzato anche un 5% di Crystal chiaro, più una piccola percentuale di malti scuri per aggiustare il colore. A volte viene usato un 10% di sciroppo di maltosio per rendere la birra più secca e alcolica. Il risultato è un profilo più maltato rispetto a quello delle sorelle americane, sono inoltre più biscottate e caramellate.
I luppoli più utilizzati dagli inglesi sono l’East Golding, il Fuggle, il Target; a volte vengono utilizzati anche dei luppoli americani. Anche qui le gettate sono molteplici e spesso vengono usate varietà differenti.
Il lievito è inglese, che dona un profilo moderatamente fruttato ed è molto attenuante.
Anche gli inglesi adottano un mash single step (66-69°C) e la pratica del dry hopping è molto diffusa.

 

Alla fine dell’interessantissima e preziosissima spiegazione su questo stile brassicolo (che amo particolarmente) si passa alle degustazioni. A rendere ancora più stimoltante il laboratorio, è la presenza di alcuni mastri birrai fra i relatori, oltre ai degustatori e agli altri appassionati di birra pressenti in sala.

PRIMO ASSAGGIO – Meantime IPA
Birra inglese dal colore chiaro; al naso non si notano esplosioni di luppoli americani, si nota invece un grado alcolico elevato e una nota maltata molto pronunciata. L’amaro è importante ma non aggressivo con note pepate, persistente.
Lelevato tasso alcolico e la scarsità di corpo possono essere visti come dei difetti di produzione, ma il birrificio Meantime è un birrificio innovativo fatto da persone giovani: le produzioni non sono tradizionali, ma sono delle interpretazioni personali di vecchi stili. Mentre il sentore di zolfo che si sente all’inizio è una caratteristica tipica di questo stile, ma rimane un difetto di produzione.
In sala è presente anche un ex dipendente di questo birrificio (Alfredo del birrificio HOPS di Trezzano sul Naviglio), che prende la parola ci dice che l’impianto da 25Hl  a disposizione del Meantime non è autmatizzato, sono specializzati in birre a bassa fermentazione; non hanno a disposizone un infusione mash. Dice anche che l’alto tasso alcolico di questa birra non è un difetto, ma una caratteristica ricercata dal mastro, che ha voluto riproporre lo stile originale.

SECONDO ASSAGGIO – AFO – Birrificio del Ducato
Si sente subito un ottimo aroma di luppoli americani; E’ una birra visibilmente più scura della precedente, con un maggior aroma di luppolo. Apparentemente più equilibrata e più secca della Meantime IPA, sembra avere un difetto “di luppolo” causato probabilmente da una partita non eccellente di luppoli americani (Cascade e Amarillo); è una birra che presenta una leggera astringenza causata dai tannini del luppolo.
E’ una birra giovane, probabilmente perchè il mastro è in affanno con la produzione a causa della forte richiesta; se fosse stata fatta maturare un po’ di più il luppolo sarebbe stato meno astringente e meno torbida. Si sente un dry hopping massiccio. Più che una IPA, potrebbe essere definita un Bitter con delle contaminazioni americane.
La presenza di diversi mastri birrai permette anche divagazioni fuori programma, come quella sul luppolo:
Per estrarre l’amaro del luppolo si deve far bollire, attività che però fa perdere l’aroma in quanto molto volatile. Il sapore e l’aroma del luppolo per le IPA sono due casatteristiche molto importanti, per questo non viene utilizzato solamente nella prima gettata, ma anche e soprattutto nel finale della bollitura, in modo da preservare il suo aroma. I luppoli inglesi sono generalmente da aroma e hanno pochi AA (alfa acidi), gli americani invece sono luppoli estremi carichi di aroma e di AA che donano quindi anche un grande grado di amaro.
Il dry hopping (ovvero l’operazione di aggiungere del luppolo in fase di fermentazione o maturazione) permette di sfruttare tutta la carica aromatica in quanto viene usato a freddo, permettendo alle note fruttate, agrumate e pepate di sprigionarsi senza volatilizzarsi.

TERZO ASSAGGIO – Noscia – Birrificio MaltoVivo
Prende subito la parola il mastro birraio del birrificio MaltoVivo definendola un “birra con componenti maltati e con un’esplosione di luppoli”, “E’ arrivata dopo l’assaggio della IPA60, è stato un esperimento su quello che il luppolo può regalare”.
In dry hopping usa una miscela di luppoli americani, ma per l’amaro vengono aggiunti solo varietà inglesi che sono meno aggressive. E’ una birra con pochi gradi plato, non attenuata completamente (FG pari a 1020), quindi non secca.
Altra divagazione sul luppolo: un buon metodo per capire se è buono oppure no, è quello di mettere il naso dentro alla busta (più semplice di così!!!). Bisogna sempre controllare i tempi di cottura. Se si vuole sfruttare l’aroma va aggiunto a fine cottura, alla termperatura più bassa possibile, altrimenti si perde l’aroma e ci si sbilancia sull’amaro. Aggiungendo luppolo in continuazione (Continius Hopping) generalmente si ottiene un buon equlibrio. Il luppolo usato per il dry hopping deve essere estremamente profumato e fresco, altrimenti si rischia che apporti sapori e aromi indesiderati come formaggio, ossidato, ecc… inoltre se il periodo di contatto del luppolo con il mosto è troppo lungo, si potrebbero estrarre aromi “vegetali” non desiderati.
Hop pack: finito il whirpool si fa passare il mosto bollente su uno strato di luppolo in modo da estrarre tutte le sostanze aromatiche, solo dopo si passa attraverso lo scambiatore di calore e quindi al raffreddamento del mosto.

QUARTO ASSAGGIO – Birrificio Toccalmatto
Prodotta principalmente con Maris Otter, purtroppo per problemi logistici è arrivata “scaraffata” dal birrificio, quindi priva di schiuma… l’analisi non è stata delle migliori e mi riservo di riassaggiarla il prima possibile in condizioni migliori.

QUINTO ASSAGGIO – Reale Extra – Birra del Borgo
Nata come uno scherzo: un giorno si sono dimenticati di aggiungere il luppopo e quando si sono accorti dell’errore (a fine bollitura) hanno aggiunto 8,5Kg di luppolo negli ultimi 10 minuti, con gettate a 4 minuti circa di distanza. Per produrre questa birra vengono utilizzati sempre luppoli differenti. Il risultato è veramente notevole.
E’ una birra molto agrumata, chiara e pulita; etremamente aromatica, con una carica di luppoli a dir poco esplosiva, resinosa. In questa produzione viene enfatizzato l’aroma, anche se (sulla carta) dovrebbe aggirarsi intorno ai 75 IBU. L’aroma e il profumo del luppolo persistono anche dopo aver svuotato il bicchiere.

 

Finisce qui la prima parte della giornata dedicata a questo fantastico laboratorio sulle IPA.
Ci si trasferisce quindi in quel del Birrificio Italiano per il concorso popolare dove si possono assaggiare le produzioni degli homebrewer che hanno partecipato al concorso Xmax 2008: il pubblico, dopo aver assaggiato tutte le birre presenti, passa alla votazione delle tre birre che ha preferito. Una simpatica iniziativa per permettere agli homebrewer di testare sul campo le proprie produzioni e vedere effettivamente che riscontro hanno sul pubblico.

Una nota di merito a chi si è portato da casa il proprio impianto di spillatura a pompa: credo una delle attrattive più apprezzate dai presenti (sottoscritto compreso).

Purtroppo assaggiare le produzioni degli homebrewer dopo aver degustato delle ottime birre di birrifici più o meno affermati non rende giustizia alla passione e allimpegno profusi nella produzione casalinga dei partecipanti al concorso. Bisogna comunque dire che alcune delle birre assaggiate erano veramente buone, e solamente una è andata a finire nello scarico del lavandino: segno che comunque il movimento italiano sta andando nella direzione giusta, con un aumento della qualità media anche delle produzioni casalinghe.

 

Ma la giornata non è ancora finita: abbiamo ancora il tempo per una visita guidata all’impianto di produzione del birrificio Italiano. A farci da cicercone è Silvio Coppelli di Esperienza Birra, che ci mostra l’impianto e ci descrive le varie fasi produttive, la funzione di tutti i macchinari e delle attrezzature utilizzate. Non meno preziosa è la presenza di Maurizio, uno dei mastri del birrificio Italiano, che si mette a disposizione del pubblico rispondendo ad alcune domande sulla produzione e sulle catatteristiche dell’impianto.
(appena possibile preparerò una scheda del birrificio nell’apposita sezione dedicata ai birrifici di birraiolo).

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Italia Beer Festival 2008

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Italia Beer Fest

Evento organizzato da ADB (Associazione degustratori birra) a Milano (fiera milanocity): biglietto di ingresso 6€ ai quali vanno aggiunti 3 euro di cauzione per il bicchiere da utilizzare durante gli assaggi.
Gli assaggi non sono liberi, ma occorre acquistare i “tappi” all’ingresso (1€ = 1 tappo); dopodichè si può decidere di spenderli con assaggi da 10cl (1 tappo) oppure assaggi da 25cl (2 tappi). Questo per la parte prettamente economica, ma che serve anche per far capire subito che l’evento, seppur pregevole, non ha il solo scopo di diffondere la cultura birraia, ma anche quello di far cassa (scelta più o meno condivisibile, chi sono io per emettere un giudizio?), tagliando un po’ le gambe a quegli appassionati che vorrebbero fare molti assaggi di birre differenti ma contemporaneamente diminuendo il numero di ubriachi vaganti per gli stand.

Dopo le due code (una per il biglietto d’ingresso, l’altra per l’acquisto dei tappi e il ritiro del bicchiere) finalmente si entra.
Il padiglione, come nella precedente edizione, è organizzato “a quadrato”: intorno ci sono tutti i piccoli stand dei vari birrifici e distributori presenti, mentre nella zona centrale sono presenti vari tavoli, il venditore di vettovaglie e i punti di pulizia dei bicchieri dotati di scovolino e fontanella.
L’aspetto “pulizia dei bicchieri” purtroppo non brilla certo per efficienza: i punti erano pochi e spesso era necessario stare in coda per poter lavare il proprio bicchiere; quando non c’era coda era perchè il sistema aveva qualche problema. Per non parlare della dislocazione: aver piazzato uno di questi punti proprio di fianco a un quadro elettrico non mi è sembrata proprio una genialata, per di più che non erano nemmeno molto fissi i lavabi in oggetto…

Ma passiamo finalmente al vero scopo di questa visita. le birre!!
I birrifici presenti non sono pochi (credo almeno una trentina), anche se quelli di qualità sono in netta minoranza. E’ presente anche uno stand di Beer Concept con parecchie buone spine.

Siamo partiti con il birrificio White Dog, dove abbiamo assaggiato la IPA e la PORTER.
IPAal naso si sente subito il pompelmo e l’agrumato (indice forse della presenza di luppolo cascade?), però ha un po’ poco corpo.
PORTER: anche qui c’è un po’ di carenza di corpo, al naso risaltano le note di liquirizia e caffè.

Tappa obbligata al Bi-Du dove abbiamo potuto assaggiare la Buena Suerte e una grande ArtigianAle randalizzata (con kent e cascade in plugs): birra estrema con un ottimo aroma di lupposo che sovrasta tutti gli altri sapori sia al naso che in bocca, corpo morbido e rotondo.

Passiamo dall’altra parte del quadrato e andiamo al Birrificio Menaresta di Carate Brianza, nuova realtà che però promette bene. Abbiamo assaggiato una birra alla cannella molto buona ed equilibrata: la Felina. (A quuesta birra viene aggiunta la cannella in fase di bollitura)

Fin qui tutto bene: birre bevibili e alcune veramente di ottima qualità. Ma non può andare sempre bene.. infatti siamo andati allo stand del birrificio Baüscia per assaggiare la Mild. Personalmente sono stato “salvato” da chi mi ha consigliato di tenermi il mio tappo e di andare a spenderlo per un’altra birra… chi invece l’ha presa non è rimasto particolarmente felice. Riporto solamente il commento meno cattivo: “sa di fogna di Calcutta“.
Mi dispiace di non aver assaggiato altre produzioni: ricordo che l’anno scorso (forse due anni fa) avevo bevuto qualche produzione di discreto livello.

Per rifarci la bocca siamo andati sul sicuro, dirigendoci verso lo stand del Birrificio del Ducato, ormai una conferma del panorama brassicolo italiano, ogni volta le birre prodotte di questo giovane mastro sono sempre più affinate e piacevoli.
New morning: corposa, fresca e morbida, con note di biscotto e caramello (c’è anche chi ci ha trovato del “medicinale, solvente” nel retrogusto)
A.F.O.: Si sente molto il Saaz (credo…), birra molto buona
Sally Black: un mix tra porter e stout molto ben riuscita con sentori di caramello, tostato e un po’ di cioccolato (spero di essermi ricordato correttamente il nome di questa birra!).

E’ la volta del birrificio Gilac.
Thea: pochissmo corpo, waterly, con una gran frizzantezza e bollicine molto fini… ricorda un po’ le birre realizzate con l’estratto di malto…
Cesar: birra un po’ più corposa di quella assaggiatea precedentemente, sempre molto frizzante con bollicine molto fini.
Sophie: La migliore delle tre assaggiate, ed è anche l’unica che ci è stata servita alla spina (la thea e la cesar arrivavano entrambe da bottiglie)

Birrificio HIBU
Koln: già dal nome si intuisce lo stile di riferimento, ovvero la Kolsch. Birra fresca, molto frizzantina, fine, leggermente fruttata. Stile azzeccato anche se non di mio particolare gradimento.
Eil: Birra in stile belga, prodotta con l’utilizzo di belgian Ale; leggermente acidula (acetico?), con un giusto equilibrio tra acido e corpo. Viene servita da delle caraffe per fare in modo di riscaldarla leggermante, in quanto la temperatura delle spina è troppo bassa.

Passeggiando qua e là arriviamo nei pressi dello stando di Beer Concept dove incontro e riconosco un personaggio che vedo spesso dietro le spine del Bei-Ben (locale della provincia di Varese). Facciamo quattro chiacchiere e assaggiamo qualche birretta:
Carlow Irish Stout: sorella della (forse) più famosa o’hara; è una stout con forti sentori di cioccolato, non è molto amara e ha un gran bel profuno, leggermente più estrema della sua sorella più famosa.
Imperial stout (birrificio Left hand): anche questa è una stout decisa, con sentori di cioccolato, forse un po’ più secca della birra irlandese assaggiata precedentemente.
Val dieu Gran cru: birra abbastanza alcolica (si sente l’etilico), dolce con una leggera nota di acidulità.
Bufalo: stout leggera, con un giusto bilanciamento fra dolce e amaro, leggermente “ferrosa”, molto fresca.

Ultima tappa nella zona che è stata ribattezzata “l’angolo delle meraviglia“, dove abbiamo assaggiato e riassaggiato alcune produzioni che ci sono piaciute maggiormente fra Bi-du, Orso Verde (ottima la Rebelde, mentre la backdoor randalizzata mi ha lasciato un po’ perplesso) e Baab.

Conclusioni a fine serata: molte le birre assaggiate, 50% buone, 50% da riprovare o da dimenticare. Questa manifestazione è stata sicuramente una bella esperienza che ci ha permesso di assaggiare delle birre difficili da reperire, incontrare tanti appassionati come noi e scambiare quattro chiacchiere sulle birre assaggiate.
L’organizzazione dell’evento è migliorabile, soprattutto per quanto riguarda la pulizia dei bicchieri, ma tutto sommato è stata comunque un’esperienza gradevole.
Purtroppo non ho partecipato a nessun laboratorio, quindi non posso esprimere una mia personale opinione su questi; spero l’anno prossimo di riuscire a seguirne almeno uno.

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IBF 2009 – Milano

16 febbraio 2010 Beppesan Nessun commento

Italia Beer Festival Milano (ex Salone della Birra Artigianale e di Qualità), fiera birraria organizzata da ADB (Associazione degustatori Birra) dal 20-23 Marzo 2009 presso il Palalido (Piazza Carlo Stuparich, 1) di Milano.

Elenco Espositori
Birrifici
1989
Amiata
B94
Baüscia
Bi-Du
Birra di Meni
Birrone
Boa
Bruton
Chevalier
Del Ducato
Docks
Doppio malto
Gallia Omnia
Henquet
Hibu
L’inconsueto
Lariano
Lefebvre
Menaresta
Orso Verde
Piazza dei mestieri
Rader
Ruppaner
Saint Johns
San Paolo
Sguaraunda
The Coopers yard
Toccalmatto
Vecchio birraio


Attrezzature

Cimec

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La location è differente da quella degli altri anni: non più in fiera MilanoCity, bensì al Palalido.
Siamo arrivati nel primo pomeriggio di domenica. La disposizione più raccolta ci è sembrata un’ottima idea: più raccolta e meno dispersiva rispetto alla precedente edizione. Qualche problema è arrivato verso sera quando i corridoi si sono popolati e affollati… è rimasta comunque tranquillamente vivibile.

Ho assaggiato alcune produzioni che non conoscevo, come per esempio la IPE del birrificio S.Paolo che mi è piaciuta parecchio, poi ci son state le solite conferme (Bidu, Bruton, Toccalmatto, OrsoVerde) e qualche assaggio che avrei potuto risparmiarmi (Piazza dei Mestieri).

Diciamo che è per me è stata un po’ la fiera delle IPA e del luppolo. Siamo partiti subito con la SuperanALE (nome a dir poco particolare) del Bi-Du: una rivisitazione super luppolata della più famosa e blasonata ArtigianAle (vincitrice della manifestazione).
Siamo poi passati al birrificio S.Paolo dove abbiamo assaggiato la IPE: ottima scoperta.

Tappa successiva è stata il birrificio Bruton dove abbiamo fatto in tempo a degustarci “La Cosa“, altra ottima IPA extraluppolata. Dello stesso birrificio la Lilith è stata un’altra esplosione di luppolo (Cascade), forse la birra che mi è piaciuta maggiormente in questa giornata di assaggi.

Altri birrifici presso i quali abbiamo assaggiato delle buone produzioni sono stati Toccalmatto, Menaresta, Orso Verde.

Purtroppo improponibile il birrificio “Piazza dei Mestieri”: abbiamo assaggiato due produzioni, ma già al naso i problemi erano evidenti… speriamo sia solo un caso e non una costante nelle loro produzioni.

C’erano anche un paio di stand di pub: 4:20 e Bei-Ben presso i quali era possibile assaggiare delle buone birre, in particolare al 4:20 la scelta era molto ampia e particolare con birre di importazione americane. Mi sono piaciute molto la Mikkeller Warrior IPA e la De Molen Boreft.

Dopo svariati assaggi giunge l’ora di abbandonare la fiera e tornarcene a casa. Tirando le somme della giornata direi che è stata una bella manifestazione, ho assaggiato molte birre che non conoscevo e riassaggiato alcune per “andare sul sicuro”. Ritrovato vecchi amici e scambiato quattro chiacchiere con altri appassionati di buona birra.

Sono uscito solamente con una domanda che mi frullava in testa: “Ma il Sig. Valentino Rossi dell’Inconsueto… avrà venduto qualche sua produzione?“…

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