PILS PRIDE 2008

PILS PRIDE 2008

Due giorni immersi in un vero e proprio paradiso per gli amanti del luppolo e di questo stile birrario così semplice e così complesso nello stesso tempo: le pils.

Riassumiamo un po’ la storia di questo stile brassicolo: le Pils nascono in una citta della Boemia che si chiama appunto Pilsen; oltre a un luogo, ha anche una data di nascita, ovvero il 6 ottobre 1842, giorno in cui un birraio (Josef Groll) ebbe la geniale idea di far fermentare e maturare a basse temperature. Il risultato è stato una birra chiara e limpida (al contrario delle ale prodotte a quei tempi), che si poteva apprezzare e ammirare maggiormente nei primi bicchieri di vetro che venivano prodotti “di serie”.
La novità del colore e l’indiscusso aroma hanno reso questo stile il più famoso al mondo. Presto questa birra venne esportata e molti birrai la imitarono. Ora questo nome viene un po’ abusato da molti birrifici che denominano pils (o pilsener, o pilsner) delle birre che in realtà sono semplicemente delle lager. Questo ha portato il paese originario e il primo produttore (la Pilsner Urquell) a cercare di proteggere il nome. Potete leggere qualcosa in merito a questa azione al seguente link: http://www.praguemonitor.com/beer/2008/02/04/czech-beer-and-protected-names/

Possiamo tranquillamente dire che questa è una rassegna internazionale di birre, tutte dello stesso stile. Sono presenti birre italiane, americane, belghe, danesi, tedesche. In totale sono 15 spine, divise in 3 postazioni:

Banco spina #1
Tipopils & Extra Hop: BIRRIFICIO ITALIANO, Lurago Marinone (CO) – ITALIA
Vogelbräu Pilsener: VOGELBRÄU KARLSRUHE, Karlsruhe – GERMANIA
Prima Pils: VICTORY BREWING COMPANY, Downingtown, Pennsylvania – USA
Polestar Pilsner: LEFT HAND BREWING CO., Longmont, Colorado – USA (questa però non sono riuscito ad assaggiarla in quanto è sparita molto velocemente)

Banco spina #2
Sausa Pils: VECCHIO BIRRAIO, Padova – ITALIA
Triple Pilsner: THISTED BRYGHUS, Thisted – DANIMARCA
Redor Pils: BRASSERIE DUPONT, Tourpes-Leuze – BELGIO
Christoffel Blond: BIERBROUWERIJ ST. CHRISTOFFEL, JB Roermond – OLANDA
Jever Pils: FRIESIAN BREWERY, Jever – GERMANIA

Banco spina #3
Raasted Pilsner: RAASTED BRYGHUS, Randers – DANIMARCA
Sveva: BIRRIFICIO GRADO PLATO, Chieri (TO) – ITALIA
Pils Manerba Brewery: MANERBA BREWERY, Manerba Del Garda (BS) – ITALIA
Via Emilia: BIRRIFICIO DEL DUCATO, Roncole Verdi di Busseto (PR) – ITALIA
Rothaus Pils: ROTHAUS-BRAUEREU, Grafenhausen-Rothaus – GERMANIA

Si parte subito con qualche assaggio, giusto per iniziare bene la giornata:

RAASTED BRYGHUS: Color oro intenso, molto limpida, con una schiuma non abbondante e non molto persistente. Buon corpo, abbastanza amara ma non si sente molto l’aroma del luppolo.

PRIMA PILS: Americana, molto limpida, con un colore oro chiaro, la schiuma è fine e molto persistente. Nel complesso colpisce il gusto pulito e l’equilibrio generale, molto buona! L’amaro è ben marcato, ma non dà assolutamente fastidio. Sentendo anche i pareri di altri, mi è sembrata una delle birre più apprezzate dal pubblico.

REDOR PILS: Si capisce subito che è una birra belga; ha un odorino stranoche ricorda un po’ di “crostaceo” (forse dovuto al viaggio o alla temperatura di fermentazione)

CRISTOFER BLOND: Color arancione, schiuma fine e persistente. Non molto amara, con un corpo morbido (assaggiata di fretta in quanto stava iniziando il laboratorio)

Anche se in ritardo, inizia il laboratorio odierno condotto da Luca Giaccone (Giacu), con la partecipazione straordinaria di Luidi D’amelio (Schigi). In programma c’è una degustazione di 6 delle birre presenti alla manifestazione. La degustazione è condotta da Giacu e da Schigi, con dei preziosi interventi da parte di due dei birrai presenti: Agostino Arioli (Birrificio Italiano) e Giovanni Campari (Birrificio del Ducato).
Si parte con un’introduzione da parte del padrone di casa (Agostino Arioli) che illustra velocemente le catatteristiche dello stile protagonista di questa manifestazione: la pils è una birra semplice fatta solo con i 4 ingredienti base (acqua, malto, luppolo, lievito); è una birra leggera che va dai 4 ai 5,5 gradi; spesso viene prodotta per infusione e viene fatta fermentare e maturare a basse temperature. Proprio per la sua apparente semplicità, è una birra molto difficile da produrre, in quanto sono solamente due le componenti sulle quali si può lavorare: il malto e il luoppolo, ed è veramente difficile riuscire a trovare l’equilibrio corretto fra questi due ingredienti.
Prende poi la parola Giacu, aggiungendo che non è solo difficile da produrre, ma lo stile Pils è anche difficile da assaggiare e degustare, adatto quindi per assaggi professionali.

Via con gli assaggi “alla cieca”:
1°: Questa birra sembra avere un problemino di DMS, che da un sentore di verdura-mais cotto… problemino molto lieve e sottile. Le note mielose sono un po’ più marcate rispetto a quelle più piccanti del luppolo. In bocca è morbida, poi arriva l’amaro del luppolo, con un finale non molto pulito, un po’ astringente (probabilmente dovuta a un massiccio dry hopping). [SVEVA, birrificio Grado Plato]
2°: Al naso un po’ più di vegetale, meno mielosa della precedente. Ha una gasatura leggermente più intensa e una luppolatura più complessa rispetto alla precedente, con un dei sentori agrumati (probabilmente sono stati usati luppoli canonici). [PRIMA, Victory Brewery]
3°: Si sente molto l’erbaceo, indice di una generosa luppolatura; ha anche una puzzetta di alcool rosa (non molto marcata). Non possiede molta schiuma ed è anche poco compatta. Subito Giovanni (il mastro birraio) spiega i motivi di questi “problemi”: è stata realizzata con un dry hopping differente rispetto al solito (è stato sostituito il tettnanger con il perle, con fiori molto freschi), vi è anche una piccola nota di solvente probabilmente data dal luppolo, esclude categoricamente dei problemi legati alla fermentazione o al lievito. Spiega che è un birra giovane, meno gasata del solito: i problemi legati al lievito vanno scomparendo nel giro di poche settimane, garantendo una vita più lunga al prodotto. [VIA EMILIA, Birrificio del Ducato]
4°: Birra molto limpida con pochi riflessi verdi. Al naso spiccano sentori di grani crudi, non predomina il luppolo. Vi è una sovrapposizione fra amaro e dolce in cui, nel finale, predomina l’amaro, lasciando la bocca asciutta. [REDOR PILS]
5°: Al naso spicca il piccante dell’erbaceo, con una amaro che persiste per molto tempo in bocca. Qui invece è la volta di Agostino (mastro birraio) a prendere la parola e spiegare un paio di caratteristiche: anche qui è stato modificato il luppolo usato per il dry hopping (questa volta è stato usato lo spalter select). Tranne che per l’extra hop (si va un po’ OT rispetto al tema centrale del laboratorio) al Birrifio Italiano usano solamente i pellets per tutte le birre; per la ectra hop usano i fiori. [TIPOPILS, Birrifio Italiano]
6°: All’inizio si sente un po’ di puzza di verdura cotta, puzzetta che va scomparendo dopo pochi minuti. Ha una frizzantezza molot fine e piè abbondante rispetto alle altre assaggiate precedentemente. Si continua a sentire un po’ di zolfo (forse un problema legato alla temperatura di fermentazione). Come primo impatto in bocca sembra molto dolce (rispetto a quelle assaggiate precedentemente), con un finale abbastanza amaro, un po’ più aggressivo, indice di un probabile utilizzo di luppoli ad elevato contenuto di A.A. [VOGELBRAU PILSNER]

Alla fine della degustazione si riparte per assaggiare le birre mancanti, ma solo dopo una piccola pausa in cui colgo l’occasione per mandar giù un boccone e fare un po’ di fondo: la giornata inizia a diventare impegnativa!!

Si prosegue assaggiando le birre mancanti, un po’ più distrattamente rispetto a prima.
Particolare nota va per la POLA PILS del birrificio Villa Pola: schiuma fine e compatta, abbastanza limpida con lievi riflessi verdi. Morbida in bocca. Questa è stata una delle mie preferite.

A fine serata le birre presenti sono state (quasi) assaggiate tutte. Rispetto alla precedente edizione devo ammettere che l’atmosfera era molto più vivibile, anche perchè la quantità di partecipanti è stata inferiore. La qualità delle birre è nettamente migliorata. Particolare successo è stato riscosso dalla PRIMA del birrificio Victory (USA): una birra con un gusto pulito sconvolgente e un equilibrio abbagliante, forse la migliore ospite.

Conclusa la serata si rientra in attesa del giorno successivo e del relativo laboratorio.
_____________________________________________

Domenica: a causa della pioggia a intermittenza l’orario di inizio del laboratorio slitta di parecchi minuti. Il tempo che avevo a disposizione era già limitato, quindi ho potuto assistere solo all’inizio degli assaggi, dopodichè son dovuto fuggire a causa di altri impegni improrogabili.
Descrivo brevemente lo scopo di questo laboratorio organizzato da Esperienza Birra, con la partecipazione di Schigi che ha condotto la degustazione delle birre presentate.
Si tratta di un esperimento che ha lo scopo di verificare quali differenza porta una differente luppolatura in birre dello stesso tipo. Sono state prodotte 5 birre partendo dallo stesso mosto (di Tipopils); ogni birra è stata luppolata con una sola varità di luppolo, quindi il risultato finale sono state 5 birre “identiche”, con la sola variante del luppolo.

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PILS PRIDE 2008

PILS PRIDE 2008

Due giorni immersi in un vero e proprio paradiso per gli amanti del luppolo e di questo stile birrario così semplice e così complesso nello stesso tempo: le pils.

Riassumiamo un po’ la storia di questo stile brassicolo: le Pils nascono in una citta della Boemia che si chiama appunto Pilsen; oltre a un luogo, ha anche una data di nascita, ovvero il 6 ottobre 1842, giorno in cui un birraio (Josef Groll) ebbe la geniale idea di far fermentare e maturare a basse temperature. Il risultato è stato una birra chiara e limpida (al contrario delle ale prodotte a quei tempi), che si poteva apprezzare e ammirare maggiormente nei primi bicchieri di vetro che venivano prodotti “di serie”.
La novità del colore e l’indiscusso aroma hanno reso questo stile il più famoso al mondo. Presto questa birra venne esportata e molti birrai la imitarono. Ora questo nome viene un po’ abusato da molti birrifici che denominano pils (o pilsener, o pilsner) delle birre che in realtà sono semplicemente delle lager. Questo ha portato il paese originario e il primo produttore (la Pilsner Urquell) a cercare di proteggere il nome. Potete leggere qualcosa in merito a questa azione al seguente link: http://www.praguemonitor.com/beer/2008/02/04/czech-beer-and-protected-names/

Possiamo tranquillamente dire che questa è una rassegna internazionale di birre, tutte dello stesso stile. Sono presenti birre italiane, americane, belghe, danesi, tedesche. In totale sono 15 spine, divise in 3 postazioni:

Banco spina #1
Tipopils & Extra Hop: BIRRIFICIO ITALIANO, Lurago Marinone (CO) – ITALIA
Vogelbräu Pilsener: VOGELBRÄU KARLSRUHE, Karlsruhe – GERMANIA
Prima Pils: VICTORY BREWING COMPANY, Downingtown, Pennsylvania – USA
Polestar Pilsner: LEFT HAND BREWING CO., Longmont, Colorado – USA (questa però non sono riuscito ad assaggiarla in quanto è sparita molto velocemente)

Banco spina  #2
Sausa Pils: VECCHIO BIRRAIO, Padova – ITALIA
Triple Pilsner: THISTED BRYGHUS, Thisted – DANIMARCA
Redor Pils: BRASSERIE DUPONT, Tourpes-Leuze – BELGIO
Christoffel Blond: BIERBROUWERIJ ST. CHRISTOFFEL, JB Roermond – OLANDA
Jever Pils: FRIESIAN BREWERY, Jever – GERMANIA

Banco spina #3
Raasted Pilsner: RAASTED BRYGHUS, Randers – DANIMARCA
Sveva: BIRRIFICIO GRADO PLATO, Chieri (TO) – ITALIA
Pils Manerba Brewery: MANERBA BREWERY, Manerba Del Garda (BS) – ITALIA
Via Emilia: BIRRIFICIO DEL DUCATO, Roncole Verdi di Busseto (PR) – ITALIA
Rothaus Pils: ROTHAUS-BRAUEREU, Grafenhausen-Rothaus – GERMANIA

Si parte subito con qualche assaggio, giusto per iniziare bene la giornata:

RAASTED BRYGHUS: Color oro intenso, molto limpida, con una schiuma non abbondante e non molto persistente. Buon corpo, abbastanza amara ma non si sente molto l’aroma del luppolo.

PRIMA PILS: Americana, molto limpida, con un colore oro chiaro, la schiuma è fine e molto persistente. Nel complesso colpisce il gusto pulito e l’equilibrio generale, molto buona! L’amaro è ben marcato, ma non dà assolutamente fastidio. Sentendo anche i pareri di altri, mi è sembrata una delle birre più apprezzate dal pubblico.

REDOR PILS: Si capisce subito che è una birra belga; ha un odorino stranoche ricorda un po’ di “crostaceo” (forse dovuto al viaggio o alla temperatura di fermentazione)

CRISTOFER BLOND: Color arancione, schiuma fine e persistente. Non molto amara, con un corpo morbido (assaggiata di fretta in quanto stava iniziando il laboratorio)

Anche se in ritardo, inizia il laboratorio odierno condotto da Luca Giaccone (Giacu), con la partecipazione straordinaria di Luidi D’amelio (Schigi). In programma c’è una degustazione di 6 delle birre presenti alla manifestazione. La degustazione è condotta da Giacu e da Schigi, con dei preziosi interventi da parte di due dei birrai presenti: Agostino Arioli (Birrificio Italiano) e Giovanni Campari (Birrificio del Ducato).
Si parte con un’introduzione da parte del padrone di casa (Agostino Arioli) che illustra velocemente le catatteristiche dello stile protagonista di questa manifestazione: la pils è una birra semplice fatta solo con i 4 ingredienti base (acqua, malto, luppolo, lievito); è una birra leggera che va dai 4 ai 5,5 gradi; spesso viene prodotta per infusione e viene fatta fermentare e maturare a basse temperature. Proprio per la sua apparente semplicità, è una birra molto difficile da produrre, in quanto sono solamente due le componenti sulle quali si può lavorare: il malto e il luoppolo, ed è veramente difficile riuscire a trovare l’equilibrio corretto fra questi due ingredienti.
Prende poi la parola Giacu, aggiungendo che non è solo difficile da produrre, ma lo stile Pils è anche difficile da assaggiare e degustare, adatto quindi per assaggi professionali.

Via con gli assaggi “alla cieca”:
1°: Questa birra sembra avere un problemino di DMS, che da un sentore di verdura-mais cotto… problemino molto lieve e sottile. Le note mielose sono un po’ più marcate rispetto a quelle più piccanti del luppolo. In bocca è morbida, poi arriva l’amaro del luppolo, con un finale non molto pulito, un po’ astringente (probabilmente dovuta a un massiccio dry hopping). [SVEVA, birrificio Grado Plato]
2°: Al naso un po’ più di vegetale, meno mielosa della precedente. Ha una gasatura leggermente più intensa e una luppolatura più complessa rispetto alla precedente, con un dei sentori agrumati (probabilmente sono stati usati luppoli canonici). [PRIMA, Victory Brewery]
3°: Si sente molto l’erbaceo, indice di una generosa luppolatura; ha anche una puzzetta di alcool rosa (non molto marcata). Non possiede molta schiuma ed è anche poco compatta. Subito Giovanni (il mastro birraio) spiega i motivi di questi “problemi”: è stata realizzata con un dry hopping differente rispetto al solito (è stato sostituito il tettnanger con il perle, con fiori molto freschi), vi è anche una piccola nota di solvente probabilmente data dal luppolo, esclude categoricamente dei problemi legati alla fermentazione o al lievito. Spiega che è un birra giovane, meno gasata del solito: i problemi legati al lievito vanno scomparendo nel giro di poche settimane, garantendo una vita più lunga al prodotto. [VIA EMILIA, Birrificio del Ducato]
4°: Birra molto limpida con pochi riflessi verdi. Al naso spiccano sentori di grani crudi, non predomina il luppolo. Vi è una sovrapposizione fra amaro e dolce in cui, nel finale, predomina l’amaro, lasciando la bocca asciutta. [REDOR PILS]
5°: Al naso spicca il piccante dell’erbaceo, con una amaro che persiste per molto tempo in bocca. Qui invece è la volta di Agostino (mastro birraio) a prendere la parola e spiegare un paio di caratteristiche: anche qui è stato modificato il luppolo usato per il dry hopping (questa volta è stato usato lo spalter select). Tranne che per l’extra hop (si va un po’ OT rispetto al tema centrale del laboratorio) al Birrifio Italiano usano solamente i pellets per tutte le birre; per la ectra hop usano i fiori. [TIPOPILS, Birrifio Italiano]
6°: All’inizio si sente un po’ di puzza di verdura cotta, puzzetta che va scomparendo dopo pochi minuti. Ha una frizzantezza molot fine e piè abbondante rispetto alle altre assaggiate precedentemente. Si continua a sentire un po’ di zolfo (forse un problema legato alla temperatura di fermentazione). Come primo impatto in bocca sembra molto dolce (rispetto a quelle assaggiate precedentemente), con un finale abbastanza amaro, un po’ più aggressivo, indice di un probabile utilizzo di luppoli ad elevato contenuto di A.A. [VOGELBRAU PILSNER]

Alla fine della degustazione si riparte per assaggiare le birre mancanti, ma solo dopo una piccola pausa in cui colgo l’occasione per mandar giù un boccone e fare un po’ di fondo: la giornata inizia a diventare impegnativa!!

Si prosegue assaggiando le birre mancanti, un po’ più distrattamente rispetto a prima.
Particolare nota va per la POLA PILS del birrificio Villa Pola: schiuma fine e compatta, abbastanza limpida con lievi riflessi verdi. Morbida in bocca. Questa è stata una delle mie preferite.

A fine serata le birre presenti sono state (quasi) assaggiate tutte. Rispetto alla precedente edizione devo ammettere che l’atmosfera era molto più vivibile, anche perchè la quantità di partecipanti è stata inferiore. La qualità delle birre è nettamente migliorata. Particolare successo è stato riscosso dalla PRIMA del birrificio Victory (USA): una birra con un gusto pulito sconvolgente e un equilibrio abbagliante, forse la migliore ospite.

Conclusa la serata si rientra in attesa del giorno successivo e del relativo laboratorio.
_____________________________________________

Domenica: a causa della pioggia a intermittenza l’orario di inizio del laboratorio slitta di parecchi minuti. Il tempo che avevo a disposizione era già limitato, quindi ho potuto assistere solo all’inizio degli assaggi, dopodichè son dovuto fuggire a causa di altri impegni improrogabili.
Descrivo brevemente lo scopo di questo laboratorio organizzato da Esperienza Birra, con la partecipazione di Schigi che ha condotto la degustazione delle birre presentate.
Si tratta di un esperimento che ha lo scopo di verificare quali differenza porta una differente luppolatura in birre dello stesso tipo. Sono state prodotte 5 birre partendo dallo stesso mosto (di Tipopils); ogni birra è stata luppolata con una sola varità di luppolo, quindi il risultato finale sono state 5 birre “identiche”, con la sola variante del luppolo.

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