HOMEBREWING – kit

HOMEBREWING – kit

Prima regola d’oro del buon homebrewer: “pulizia, pulizia e ancora pulizia!”. Tutto quello che viene utilizzato nel corso della produzione deve essere sanitizzato. Per fare questo si possono utilizzare differenti prodotti: candeggina diluita, amuchina, potassio metabisolfito. Qualunque sostanza utilizzate, l’importante è il risultato finale: tutta l’attrezzatura deve essere pulita, sanitizzata e non deve presentare residui delle sostanze utilizzate.

Una volta che i ferri del mestiere sono pronti, si passa alla preparazione del mosto: si apre il barattolo a disposizione, si tolgono la bustina col lievito e l’eventuale fialetta di estratto di luppolo. Si immerge il barattolo in acqua calda (il barattolo deve essere ancora chiuso) in modo da alzare un po’ la temperatura dell’estratto. Nel frattempo di prepara una pentola con 2-3 litri di acqua e la si porta a ebollizione.
Quando l’acqua bolle si spegne il gas, si prende un apriscatole, e si apre il barattolo che contiene l’estratto; si versa il contenuto nella pentola, cercando di rebuperare l’estratto rimasto nel barattolo utilizzando acqua calda e un bel mestolo. A volte è richiesta l’aggiunta di zucchero (che volendo può essere sostituito con estratto di malto, per personalizzare un pochino il kit): si mescola la miscela fino a che il composto non è perfettamente sciolto.

A questo punto è importante raffreddare il tutto nel modo più veloce possibile, al fine di evitare il rischio di infezioni del mosto (questo è il momento più propizio per i batteri per attaccare). Si può immergere per esempio la pentola in una bacinella (o nel lavandino) piena d’acqua fredda.

Intanto che il mosto si raffredda, si prepara il fermentatore, riempiendolo con circa 5 litri di acqua (fredda, possibilmente da frigorifero). Una volta freddo, il mosto deve essere aggiunto al fermentatore (cercando di evitare lo splash che porterebbe ad una eccessiva ossidazione del mosto) e, subito dopo, si aggiunge la restante quantità di acqua (questa qantità varia da kit a kit, conviene seguire le indicazioni fornite dal produttore).

A questo punto consiglio di iniziare l’opera di pulizia della stanza e dell’attrezzatura utilizzata. Il fermentatore deve essere posizionato in un luogo pulito, possibilmente buio, e a una temperatura di circa 20°C. Sul coperchio deve essere sistemato il gorgogliatore correttamente riempito con un po’ di soluzione sterilizzante fino al segno; questo strumento folcloristico, ha lo scopo di permettere alla CO2 prodotta durante la fermentazione di uscire dal contenitore e, contemporaneamente, sterelizza l’aria che entra in esso, salvaguardando l’habitat dei nostri lieviti.

Una volta raggiunta la temperatura ottimale (i kit in genere fornisono lieviti ad alta fermentazione, nel caso di lieviti a bassa la temperatura deve essere quella indicata sulla busta del lievito) si procede all’inoculazione del lievito (ed eventalmente del luppolo concentrato): si apre il fermetatore, si aggiunge il contenuto della busta di lievito, si agita vigorosamente per ossgenare e per far andare il lievito un po’ ovunque e poi si richiude tutto ermeticamente.

Dopo qualche ora inizierà la fase di fermentazione, caratterizzata dal gorgoglio del fermentatore e dal formarsi di uno bella schiuma sopra il mosto. La fermentazione deve avvenire in tutta tranquillità, può durare più o meno a seconda delle condizioni del mosto, della temperatura, del lievito utilizzato, ecc… In genere 10 giorni sono sufficienti, ma consiglio di non avere fretta, si corerebbe il rischio di imbottigliare troppo presto e far scoppiare alcune bottiglie.

Prima di passare all’imbottigliamento, è bene controllare che la densità della birra: si versa nell’apposito cilindro un po’ di birra prendendola dal rubinetto: si immerge al suo interno il densimetro e si controlla il valore. Se il livello è intorno ai 1002-1006 (o il valore indicato dal produttore del kit) siamo pronti per imbottigliare, altrimenti conviene aspettare ancora qualche giorno. Se a distanza di 1 – 2 giorni la densità non cambia si può passare ugualmente al travaso.

Finalmente di imbottiglia. Anche qui è molto importante la pulizia dell’ambiente e dell’attrezzatura e, ancora di più, la sanitizzazione di tappi e bottiglie. Personalmente consiglio di usare bottiglie di diverse capienze: 33 cl, 50 cl, 66 cl, 75 cl e 1 litro, in modo da essere pronti per ogni esigenza: bevute in compagnie, bevute da soli, ecc…
In ogni bottiglia deve essere aggiunto un po’ di zucchero (5/6g per litro) che serve per la carbonazione (il frizzante) della birra.
Le bottiglie non devono essere riepite fino all’orlo altrimenti si rischia che con la pressione che si crea scoppino, convene lasciare 2/3 cm di spazio. Anche in questa fase si deve evitare di ossigenare la birra, quindi si deve imbottigliare tenendo la bottiglia inclinata in modo tale che il liquido scorra sulle pareti.
Sul fondo del fermentatore potrebbe essersi formato un po’ di residuo: questo non va imbottigliato ovviamente. Dovrebbe essere lievito esausto.

Una volta pronte, tutte le bottiglie devono essere messe in un luogo fresco e buio per maturare. La maturazione deve durare almeno un mesetto, meglio due, dopodichè le migliorie nel gusto e nel sapore sono minime.

Non rimane altro che bere: prosit!

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