14 Feb Ricomincio con l’homebrewing
Per il mio compleanno mi sono regalato una cotta!
Ci sono regali che profumano di carta, altri di tecnologia.
Il mio, quest’anno, profuma di malto caldo e fermentazione.
Dopo tanti anni lontano dal fermentatore, ho deciso che era arrivato il momento di tornare a fare la birra in casa.
Quindi sì: mi sono fatto un regalo che sa di IPA.
Ho pubblicato anche un piccolo unboxing su YouTube, ma qui voglio raccontarti meglio cosa c’è dietro questa scelta.
Si riparte dai kit. Ma a modo mio.
Sono passati anni dall’ultima cotta seria. In passato ho fatto all grain, ho sperimentato, ho giocato con mash complessi e luppolature aggressive. Stavolta però ho deciso di ripartire con intelligenza: due kit IPA.
Non perché sia la via più semplice, ma perché è la via più sensata per rimettere in moto mano, occhio e naso.
Ho optato per questi kit pronti:
- Muntons Connoisseurs India Pale Ale
- Mr. Malt Premium English India Pale Ale
Due interpretazioni di IPA con anima britannica, perfette come base da personalizzare e luppolare come piace a me.
Perché ovviamente non potevo limitarmi a seguire le istruzioni sulla latta.
Niente zucchero, solo malto
La prima modifica è stata decisa ancora prima di fare l’ordine: niente zucchero da cucina.
Userò esclusivamente estratto di malto secco Extra Light, sia in fase iniziale sia per il priming in bottiglia. È una scelta che cambia molto il risultato finale: più corpo, più coerenza stilistica, meno quella sensazione un po’ “vuota” che a volte si percepisce nei kit base.
Se devo tornare a brassare, voglio farlo con una birra che abbia struttura.
La spinta aromatica: dry hopping con Cascade
E poi c’è il mio amato luppolo.
Ho preso 100 grammi di Cascade in pellets T90, che userò in dry hopping almeno su una delle due cotte (devo ancora decidere). Non voglio stravolgere i kit, ma voglio dare quella spinta aromatica che piace a me: agrume fresco, una nota floreale, un profumo che esce dal bicchiere ancora prima di berla.
L’idea è semplice: partire da una base solida e far esplodere l’aroma in fermentazione secondaria.
Tornare a essere un homebrewer è un’emozione strana
Aprire il pacco, toccare di nuovo le latte di estratto, sistemare il luppolo sul tavolo… è stato un piccolo ritorno al passato.
Ci sono gesti che non si dimenticano: sanitizzare, controllare la temperatura, preparare il priming. Sono passati anni, ma certe cose ti restano dentro.
E forse è proprio questo il bello dell’homebrewing: non è solo produzione, è relazione con la birra.
Questa è solo la prima tappa.
Documenterò tutto: preparazione, fermentazione, dry hopping, imbottigliamento e, ovviamente, degustazione finale.
E tu?
Ti ricordi ancora l’emozione della tua prima cotta… o sei tra quelli che devono ancora iniziare?
Raccontamelo nei commenti.