18 Feb IPA fatta in casa: si riparte con una nuova cotta
Dopo anni lontano dal fermentatore, ho deciso di tornare a fare la birra in casa. E ho scelto di ripartire con una IPA, utilizzando il kit Mr. Malt Premium English India Pale Ale, ma con una modifica importante alla ricetta.
Nel video si vede tutto il processo, passo dopo passo: dal riscaldamento del barattolo di malto fino all’inoculo del lievito e alla chiusura con il gorgogliatore. Qui voglio raccontare con più calma cosa ho fatto, perché l’ho fatto e cosa mi aspetto da questa cotta.
Il kit: Mr. Malt Premium English India Pale Ale
Il kit scelto è il Mr. Malt Premium English India Pale Ale, una IPA di impostazione britannica.
Parliamo quindi di una birra con:
- base maltata più presente rispetto alle IPA americane moderne
- amaro deciso ma equilibrato
- profilo aromatico più classico
- struttura medio-secca
Non è una New England esplosiva, non è una Double IPA estrema. È una IPA in stile inglese, con un equilibrio tra malto e luppolo che la rende perfetta per essere personalizzata senza snaturarla.
Ed è proprio quello che ho fatto.
La modifica alla ricetta: niente zucchero, solo malto
La ricetta del kit prevedeva l’aggiunta di 1 kg di zucchero.
Io ho fatto una scelta diversa: ho utilizzato 1,3 kg di estratto di malto secco light al posto dello zucchero.
Perché?
Lo zucchero aumenta l’alcol ma:
- alleggerisce il corpo
- assottiglia la struttura
- può rendere la birra più “vuota” al palato
L’estratto di malto secco, invece, apporta:
- maggiore corpo
- miglior tenuta della schiuma
- più complessità
- un profilo gustativo più coerente con lo stile IPA
In pratica, ho preferito sacrificare un po’ di leggerezza a favore di struttura e qualità percepita. Se devo fare una IPA, voglio che abbia sostanza.
La preparazione del mosto
Il primo passaggio è stato scaldare il barattolo di malto in acqua calda, a bagnomaria. È un gesto semplice ma fondamentale: lo sciroppo diventa più fluido, si versa meglio e si riduce lo spreco.
Una volta versato l’estratto liquido nel fermentatore (nel quale avevo già inserito dell’acqua fredda), ho aggiunto l’estratto secco e portato il volume a 23 litri di acqua.
A questo punto non si inocula subito. Prima bisogna aspettare la temperatura corretta.
La temperatura di fermentazione
L’IPA è un birra ad alta fermentazione, quindi si usa un lievito (ho usato quello fornito nel KIT, ma può essere sostituito per esempio con un SafAle US-05) che lavora ad “alte” temperature, in questo caso tra i 18 e i 24 °C.
Quindi ho aspettato che il mosto scendesse nella fascia ideale per il lievito del kit: tra i 18 e i 24 gradi.
Nel video si vede che ero attorno ai 24°C, quindi perfettamente dentro la zona di sicurezza, in un ambiente con temperatura di circa 18°C: ottimo, considerando che il lievito che lavora comunque genera un minimo di calore; mi aspetto quindi una fermentazione a regime intorno ai 20°C.
Questo passaggio è cruciale. Inoculare troppo caldo significa stressare il lievito e rischiare:
- esteri indesiderati
- fermentazioni sporche
- aromi fuori stile
Ripartire dall’homebrewing significa anche ricordarsi di rispettare questi dettagli.
L’inoculo del lievito
“Inoculare” significa semplicemente unire il lievito al mosto.
Ho sparso il lievito in modo uniforme sulla superficie e chiuso il fermentatore con il coperchio dotato di gorgogliatore.
Ho seguito esattamente le istruzioni fornite nel kit, mentre generalmente attivavo il lievito separatamente in un bicchiere di acqua tiepida con zucchero o estratto secco.
Il gorgogliatore
Il gorgogliatore è un elemento semplice ma geniale: permette all’anidride carbonica prodotta in fermentazione di uscire, impedendo però all’aria esterna di entrare. In questo modo si protegge il mosto da contaminazioni e ossidazioni (e quando gorgoglia forte è anche un bello spettacolo, che ti dà serenità: “se gorgoglia così… significa che la fermentazione è partita bene!!“)
L’ossigenazione: 30 minuti dopo
Dopo circa 30 minuti (sempre seguendo le istruzioni allegate al kit) ho riaperto e mescolato vigorosamente per ossigenare il mosto.
L’ossigeno nelle prime fasi è fondamentale: il lievito ne ha bisogno per moltiplicarsi e avviare una fermentazione sana e regolare.
È uno dei passaggi più sottovalutati nei kit, ma fa davvero la differenza tra una fermentazione mediocre e una fermentazione pulita.
Poi si richiude tutto, si rimette il tappo con il gorgogliatore… e si aspetta.
Stile IPA
La India Pale Ale nasce in Inghilterra come Pale Ale più attenuata e più luppolata, pensata per affrontare lunghi viaggi.
Nel tempo lo stile si è evoluto, soprattutto con la rivoluzione americana, ma la base resta la stessa:
- buon livello di amaro
- equilibrio tra malto e luppolo
- finale secco
- gradazione medio-alta
Nel caso di una English IPA come questa, il malto ha ancora un ruolo importante. Proprio per questo l’utilizzo dell’estratto secco al posto dello zucchero è una scelta coerente: mantiene lo scheletro stilistico più saldo.
Cosa mi aspetto da questa cotta
Con la modifica fatta, mi aspetto:
- maggiore rotondità al palato
- miglior corpo rispetto alla ricetta standard
- schiuma più stabile
- un profilo maltato più evidente
Per ora il fermentatore è chiuso, il gorgogliatore è al suo posto e la magia sta iniziando.
Dopo anni lontano dalle cotte, sentire il primo “blup” sarà probabilmente il momento più emozionante.
Finalmente si torna a brassare!